Fantasmi Romani (prima parte)
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Il blog di Nicoletta Niccolai

Fantasmi Romani (prima parte)

FANTASMI A ROMA















Costanza de Cupis

Costanza de Cupis, una nobildonna romana vissuta nel Seicento, era talmente fiera della perfezione delle sue mani da farsene  fare un calco che fu esposto nella vetrina del gessista, in via dei Serpenti. Un canonico, vedendolo, affermò che la mano originaria, se era di persona viva, correva il pericolo di essere mozzata. 
La frase venne presto riferita a Costanza, che da quel giorno visse nel terrore, finché, poco tempo dopo, mentre cuciva si punse con un ago che le procurò una ferita infetta e la mano dovette appunto essere amputata. Poco dopo la poveretta morì. Pare che nelle notti di plenilunio si veda il riflesso della mano bianca apparire ad una finestra o su uno degli specchi del palazzo De Cupis.
Qualcuno ha tentato di dare una spiegazione al “fenomeno” della mano di Costanza sostenendo che una statua della Fontana dei Quattro Fiumi e, precisamente, del Rio de la Plata, ha un braccio alzato che, in particolari condizioni di luce riflette la sua ombra sui vetri della casa della ricamatrice.
Sono stati fatti tutti i tentativi possibili per ricostruire il fenomeno, senza tuttavia ottenere alcun risultato: la casa di Costanza e la fontana del Bernini con le sue statue sono completamente fuori asse perché l’ombra della mano del Rio de la Plata possa proiettarsi sul vetro della finestra…

La Pimpaccia 

Se vi capitasse, in una notte di tempesta, di rimanere rinchiusi all’interno di Villa Doria Pamphilj, non meravigliatevi nel sentire d’un tratto un rumore assordante di ruote poiché, di sicuro è colpa della Pimpaccia, ossia di Olimpia Maidalchini, bellissima cognata del papa Innocenzo X, che esce dalla villa su un cocchio d'oro, trascinato da cavalli con occhi di fiamma, lasciandosi dietro una scia di fuoco Olimpia corre per le strade di Roma, finchè, forse stanca, sparisce  improvvisamente, all'altezza di Piazza Navona.
La Pimpaccia era cordialmente antipatica ai romani di tre secoli fa, che l'accusavano, tra l'altro, di essere l'amante del pontefice.
 
Lorenza Feliciani
Talvolta, soprattutto nelle sere autunnali, per i vicoli di Trastevere passa silenziosa una figura di donna, con il viso celato da un velo nero: si tratta di Lorenza Feliciani, la bella romana, moglie del famoso mago Giuseppe Balsamo, più noto come Conte di Cagliostro. 
Rasentando i muri, senza produrre alcun rumore, l'apparizione, di cui nessuno ha mai visto il volto, arriva sul ponte Garibaldi, lo attraversa e raggiunge Piazza di Spagna. Qui, nel luogo dove Cagliostro, accusato da lei stessa di stregoneria, fu arrestato, scompare in una chiazza d'ombra, mentre dal nulla escono una risata di scherno ed un macabro richiamo: "Lorenza!".

Mastro Titta

Vero nome Giambattista Bugatti, è stato il penultimo boia di Roma che, in 68 anni di carriera, tra il 1796 e il 1864, totalizzò ben 516 "servizi" tra suppliziati e giustiziati. Nessun altro boia in nessun altro paese e tempo lo ha mai uguagliato. Si dice che ami passeggiare, alle prime luci dell'alba, intabarrato nel manto scarlatto da "lavoro", nei luoghi dove ha eseguito le sentenze, ossia ai Cerchi (davanti la chiesa di S. Maria in Cosmedin), al Popolo (Piazza del Popolo) e, soprattutto, al Ponte (piazza di ponte S. Angelo), dove è possibile vederlo davanti un'antica abitazione sita all'angolo tra Via Paola e Lungotevere degli Altoviti. Si dice anche che, a volte, offra una presa di tabacco a chi ha la sventura di incontrarlo. Perché sventura? Vi basti sapere che la tabacchiera, come il manto sono entrambi conservati al Museo Criminologico di Via Giulia e che una presa di tabacco Mastro Titta la offriva ai condannati poco prima di essere giustiziati.

Anime del purgatorio
Sul Lungotevere Prati sorge una chiesetta neogotica consacrata al Sacro Cuore del Suffragio, che molti a Roma chiamano "il piccolo Duomo di Milano". 
Ospita un museo più unico che raro: il Museo delle anime del Purgatorio. Esso comprende stoffe, tavolette, libri, fotografie e alcune scritte in più lingue che illustrano gli oggetti e ne raccontano le storie. Fra la chiesa attuale e la casa dei religiosi esisteva un tempo una cappella dedicata alla madonna del Rosario, che fu danneggiata da un incendio scoppiato il 15 settembre 1897. 
Quando fu domato, su un lato dell'altare rimase l'immagine di un volto (tuttora visibile in una riproduzione fotografica), che venne subito identificato in quello di un'anima del purgatorio. Da questa apparizione nacque il piccolo museo, per merito del sacerdote Victor Jouet che, dall’accaduto, fu indotto a condurre studi sulle apparizioni delle anime del purgatorio in Italia ed in altri paesi.

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