Fantasmi romani (seconda parte)
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Il blog di Nicoletta Niccolai

Fantasmi romani (seconda parte)

VIA DEL PLEBISCITO 

Questa storia risale ai primi anni del Novecento ed, essendo ancora  vivi i figli del protagonista, una certa riservatezza è d'obbligo.
Un giovane signore, non ancora trentenne, passeggia lungo via del Plebiscito, a pochi passi da Largo Argentina, quando si accorge che un'anziana signora sta rischiando di essere travolta da un omnibus, una sorta di autobus a cavalli. Si lancia verso di lei, l'afferra per le spalle e, quasi certamente, le salva la vita. La vecchina, superata il primo spavento, l'invita a salire a casa sua a prendere un caffè, il giovane accetta volentieri e senza dover fare molta strada, il portone è proprio lì vicino al luogo dell'incidente, raggiunge l'appartamento che è al primo piano di un palazzo di recente costruzione. Viene ad aprire la porta la sorella gemella dell'anziana signora e, dopo una mezz'ora di piacevole conversazione, il giovane le saluta e torna a casa.
L'indomani, trovandosi a passare di nuovo, per ragioni di lavoro, in Via del Plebiscito, vede le persiane dell'appartamento delle due vecchine sprangate e così, di nuovo, il giorno dopo e quello dopo ancora. 
Incuriosito, più che preoccupato, il quarto giorno chiede al portiere dello stabile se le due sorelle siano per caso partite. "Sono morte due anni fa, caro signore", gli risponde quello dalla guardiola. "Impossibile!!!  sono stato a casa loro a prendere il caffè appena tre giorni fa!" esclama il giovane.
Di fronte alle insistenze dell'uomo, il portiere accetta di condurlo nell'appartamento: stanze vuote, odore di chiuso; insomma il silenzio tipico dell'abbandono. Ma su un tavolino, paurosamente s'impongono tre tazzine vuote di caffè.
Il protagonista della vicenda venne, poi, a sapere che le due sorelle erano morte praticamente nello stesso momento due anni prima. L'una, travolta da un omnibus e l'altra colta da un attacco di cuore, alla finestra di casa, nel vedere la sorella in strada, morente.

PONTE SANT'ANGELO   
Dice la tradizione che ogni anno, la notte dell'11 settembre, anniversario della sua esecuzione, si veda attraversare il ponte il fantasma di Beatrice Cenci, il cui corpo è sepolto a San Pietro in Montorio. Il ponte fu teatro nel primo Giubileo, quello del 1300, di una vera e propria carneficina involontaria. Pare che, a causa di un asino imbizzarrito, e dell'enorme folla che lo attraversava nei due sensi, per e da il Vaticano, ci furono oltre duecento morti fra i pellegrini, chi affogato nel Tevere, chi calpestato, chi soffocato.
Comunque, la meno nota e, forse, più romantica storia di fantasmi a ponte Sant'Angelo, risale al 410 d.C. Si tratta della leggenda del "barbaro innamorato", cui probabilmente si ispirò Borges in "Il barbaro e la prigioniera", spostando l'azione a Ravenna. In sostanza avvenne che un visigoto, al seguito di Alarico, giunto avanti alla mura di Roma, rimase colpito nel più profondo dell'animo dall'imponenza della Città eterna e, come colto da un'improvvisa e accecante passione, si "innamorò" di lei e decise di combattere per difenderla e non per distruggerla. Disprezzato dai suoi e non accettato dai romani, morì sul ponte, trafitto da una freccia (romana o barbara, chissà?). 
Il suo fantasma appare a notte fonda, solo se si è soli, si avvicina come a cercare un conforto, una parola di fiducia e scompare lentamente sullo sfondo del castello.

TORRE DELLE MILIZIE

La Torre delle Milizie risale all'undicesimo secolo e prende nome da una nobile famiglia del medioevo. Colpita da un fulmine nel 1300, ha perso il terzo ed ultimo livello, ma domina tuttora i Mercati Traianei. La leggenda, però, la vuole molto più antica, addirittura di epoca romana*; infatti è dalla sua cima che Nerone si sarebbe affacciato a suonare la lira mentre Roma bruciava. Se si sta bene attenti, nelle notti di luna piena ancora oggi è possibile vederne il fantasma nei pressi con una lira in mano e lo sguardo che riflette le fiamme (dell'inferno o dell'incendio?).
* Come al solito la leggenda prende consistenza dalla realtà: infatti il piano terra della torre risale in effetti all’epoca imperiale, quando fu innalzato per ospitare un distaccamento di cavalleria.

MURO TORTO

E’ difficile al giorno d'oggi, con il traffico angoscioso che tutti noi conosciamo, immaginare il Muro Torto, ovvero il tratto che partendo da Piazza del Popolo porta a Pincio, come era fino a solo duecento anni fa, ossia limite fra la città e la campagna. Eppure, con uno sforzo di fantasia e portandosi in zona in una notte senza luna e non prima delle due o tre del mattino, si può ritornare a quei tempi lontani, quando le mura avevano "appena" tre secoli di vita (contro i millesettecento e rotti anni che contano oggi) e i barbari rappresentavano il più grande pericolo per Roma. Siamo nel 536 d.C. e quel tratto di mura, che ancora oggi si chiama torto e all'epoca con un ancora più chiaro "ruptus", minacciava da anni di franare, ma nessuno - pur essendo la città assediata dai Goti di Totila - lo riparava in quanto era comune convinzione che fosse sotto la protezione personale e diretta dell'apostolo Pietro.
Qualunque fosse la verità, una cosa certa: né allora né mai, nel corso della plurimillenaria esistenza di Roma, un nemico è entrato in città dalla parte del muro "ruptus" o "torto" e già questo non è forse un miracolo? 
E i fantasmi? Ci sono e sono anche strettamente legati alla storia che vi ho appena narrato, anzi ne rappresentano l'altra faccia. Infatti per molti secoli, fino ad un passato relativamente recente, ai piedi del muro torto venivano seppelliti i corpi di coloro che non erano giudicati degni di riposare in terra consacrata (ossia prostitute, delinquenti, sospette streghe), quindi la zona era ed ancora sarebbe infestati dalle anime di defunti insoddisfatti e in attesa di una sepoltura cristiana e i loro lamenti, secondo alcuni, più che la protezione dell'Apostolo, furono il vero motivo per cui nessuno (fosse anche il barbaro e superstizioso nemico) si sia mai avvicinato troppo a quel tratto di mura. 
Ai piedi del Muro Torto furono sepolti i corpi di Targhini e Montanari, i due carbonari giustiziati (boia Mastro Titta) sotto Leone XII, il 23 novembre 1825. Una notte, una donna fu trovata svenuta per la paura: stava pregando le anime dei due giustiziati di darle un terno sicuro, quando aveva sentito un rumore alle spalle; voltatasi, aveva visto le ombre di Targhini e Montanari venirle incontro con la testa in mano.

PIAZZA SAN PIETRO IN VINCOLI
In una fredda notte d'inverno di alcuni anni fa ad un nottambulo capitò di vivere un'esperienza a dir poco inquietante: stava per imboccare la salita di S. Francesco di Paola, accanto a piazza San Pietro in Vincoli, quando gli sembrò di sentire un lamento provenire dalla piazza davanti a sé, poi silenzio.
Era appena entrata nella via, quando, questa volta alle spalle, sentì senza ombra di dubbio il rumore di un carro che si avvicinava a tutta velocità. Istintivamente si scansò, ma, benché il fragore lo superasse per svanire in fondo alla via, non vide assolutamente nulla.
Ma non era ancora finita: di nuovo udì, proveniente sempre dal centro della strada, il lamento di prima e poi, finalmente, tornò, profondo, il silenzio.
A questo punto, chiunque se ne sarebbe andato in tutta fretta, ma non così fece il nostro nottambulo, il quale si avvicinò al luogo da dove era venuto il lamento e non vide nulla, solo una grande pozza d'acqua, in cui inavvertitamente mise i piedi. Tornato a casa, nel levarsi le scarpe, le vide tutte sporche di sangue.
Una possibile spiegazione: Via San Francesco di Paola corrisponde al Vicus scelestus (Vicolo scellerato), di epoca romana. La tradizione racconta che in quel luogo la moglie di Tarquinio il Superbo, Tullia, vide riverso in terra il corpo del padre, Servio Tullio, appena ucciso dal marito e in segno di odio e disprezzo, non placa di essere stata l'istigatrice della sua morte, lo travolse anche con il suo carro, sporcando le ruote e le vesti del sangue paterno.

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