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Il blog di Nicoletta Niccolai

MODI DI DIRE

Di punto in bianco 
 La locuzione avverbiale di punto in bianco viene usata figuratamente, appartenendo  il suo significato proprio al linguaggio militare e, in particolare, a quello della balistica. Nell'uso antico, infatti, si indicava con l'espressione tiro di punto in bianco «il tiro di artiglieria senza elevazione, quando la linea di mira si teneva orizzontale, corrispondente nell'apparecchio di mira a una posizione zero, non contraddistinta da alcun numero (in bianco)», come ben documenta un passo del Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galilei: «non solo i tiri per le linee meridiane, ma né anco i fatti verso oriente o verso occidente riuscirebber giusti, ma gli orientali riuscirebbero alti, e gli occidentali bassi, tuttavolta che si tirasse di punto in bianco; perché sendo il viaggio della palla in amendue i tiri fatto per la tangente, cioè per una linea parallela all'orizonte, ed essendo che al moto diurno, quando sia della Terra, l'orizonte si va sempre abbassando verso levante ed alzandosi da ponente (che però ci appariscono le stelle orientali alzarsi, e le occidentali abbassarsi), adunque il bersaglio orientale s'andrebbe abbassando sotto il tiro, onde il tiro riuscirebbe alto, e l'alzamento del bersaglio occidentale renderebbe basso il tiro verso occidente.». E' interessante osservare che anche in francese esiste un'analoga espressione (de but en blanc), usata in entrambi i significati, proprio e figurato, per la quale il Grand Robert de la langue française  offre alcune varianti (de pointe en blanc, de blanc en blanc) e un ottimo esempio d'autore («écoutez, disait Mme Cottard, on est excusable de répondre un peu de travers quand on est interrogée ainsi de but en blanc, sans être prévenue», Proust, À la recherche du temps perdu).

Chiodo scaccia chiodo



Proverbio usato per indicare che spesso un male che ci affligge può venire eliminato dal sopraggiungere di un'altra evenienza. Si suole similmente dire: tutti i mali non vengono per nuocere.







Mangiare la foglia 

La locuzione "mangiare la foglia" si usa molto quando si desidera sottolineare quanto una persona sia abile nel carpire il significato più recondito di una frase, o di un discorso, ovvero leggere tra le righe e arrivare a capire anche quello che non viene detto. 
Il motivo per cui si dice così risale all’Odissea, all’episodio di Ulisse prigioniero sull’isola della maga Circe. L’eroe greco si rende conto del trucco della maga per trasformare gli uomini in bestie e per essere immune mangia una foglia donatagli dal dio Ermes che lo protegge dalla magia. 
Non è solo questa però la spiegazione, altri infatti dicono che il detto si riferisca all’abitudine dei bachi da seta di assaggiare le foglie per verificarne la commestibilità; altri ancora raccontano dell’usanza dei pastori di controllare l’erba dei pascoli in cui facevano mangiare le loro bestie, assaggiandola prima per verificarne la bontà. 

Cadere dalle nuvole 
 Un tempo l'espressione aveva due significati: 
1.     "arrivare all'improvviso, senza avvisare". 
 2.     "scoprire con incredulità qualcosa di evidente per tutti" In entrambi i casi, le "nuvole" rimandano alla divinità: dalle nuvole, ad esempio, proviene la folgore di  Zeus, che colpisce senza preavviso. Ma sulle nuvole risiedono anche gli angeli e i santi  del  paradiso cristiano, che cadendo oggi sulla terra si troverebbero immersi in un mondo del tutto nuovo e stupefacente per loro. Dei due significati, oggi ormai resiste solo il secondo.



Tagliare la corda 


Scappare precipitosamente. Deriva dal gergo marinaresco. La corda è quella dell'ancora, che viene tagliata in caso di partenza precipitosa, abbandonando l'ancora ma risparmiando il tempo di recupero





Portare scalogna 
Chi non ha mai sentito o adoperato questo modo di dire, che i giovani hanno ribattezzato “portare sfiga”? Vediamo come lo spiega Giuseppe Pittàno. «L’origine del modo di dire è alquanto incerta e dibattuta. C’è chi la fa risalire al latino calumnia (calunnia) ma la maggior parte la collegano a una specie di cipolla piccola e piccante. Occorre ricordare che Plinio cita (…) la caepa Ascalonia, la cipolla di Ascalona, da cui senz’altro deriva la nostra ‘scalogna’ o ‘scalogno’. L’Osterman (‘La vita in Friúli’) dice: “Chi tocca quest’erba sarà per quel giorno sfortunato nel giuoco; e quando a uno le conte sono contrarie, gli si dice: ‘ce scalogne c’i tu as’. A noi sembra probabile che l’origine sia da ricercarsi nel fatto che cipolla e scalogna erano il cibo dei poveri e quindi erano anche sinonimi di miseria. A questo allude anche il Cherubini nel ‘Vocabolario milamese-italiano’ in cui scalogna è resa con ‘miseria’».



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