Cultura al rogo
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Il blog di Nicoletta Niccolai

Cultura al rogo

La distruzione dei libri è un'azione che ricorre costantemente nella storia umana.



In ogni cultura e in ogni tempo, i grandi cambiamenti sono stati accompagnati dalla distruzione dei libri. 



La scelta del fuoco come strumento di annientamento non è casuale. 
Il fuoco non lascia dietro di sé nessuna traccia. 

Il rogo di libri e la distruzione delle biblioteche furono pratiche piuttosto comuni nel passato, causati spesso da guerra, censura o più semplicemente dalla necessità di cancellare informazioni o idee pericolose per il contesto storico in cui furono attuati. 


MadridPedro Berrugreute, San Domenico e il rogo di libri eretici albigesi (El Prado, Madrid)

Questi sono alcuni degli eventi documentati: ·         
  • Il rogo dei libri e l'assassinio di  accademici nella Cina di Qin Shi Huang.  Nell'anno 212 a.C.; molti intellettuali che disobbedirono all'ordine furono sepolti vivi. ·   
  • La distruzione delle opere di Cremuzio Cordo Storico romano del I secolo d. C., autore, sotto il titolo di Annales, di una storia delle guerre civili, sino ai tempi di Augusto. L'approvazione del maggior interessato non valse a salvarlo in un processo intentatogli nel 25, a istigazione di Seiano, offeso da un motto di spirito, per aver lodato Bruto e detto Cassio l'ultimo dei Romani. L'opera fu condannata alle fiamme e l'autore spinto al suicidio. Alcune copie degli Annali furono salvate per merito della figlia Marcia, e per concessione di Caligola l'opera, purgata probabilmente nei passi più audaci, fu rimessa in circolazione. ·        
 
  • I libri di alchimia dell'enciclopedia di Alessandria furono bruciati nel 292 dall'imperatore Diocleziano. ·         
  • Nell'anno 397, Atanasio, il vescovo ribelle di Alessandria, edittò una Lettera di Pasqua nella quale esigeva che i monaci egiziani distruggessero tutti quegli scritti inaccettabili, ad eccezione di quelli che egli stesso etichettò come canonici ed accettabili. Questa lista è quella che attualmente costituisce il Nuovo Testamento.I testi eretici non apparirono come palinsesto  , cancellati o sovrascritti come i testi pagani ; in questo modo molti testi del principio dell'era cristiana si persero come fossero stati pubblicamente bruciati. Il Vangelo di Giuda recentemente ritrovato in Egitto, fu un libro che si perse mediante questa pratica di distruzione privata dell'informazione. ·         


  • Alla fine del secolo XV si produsse in Firenze un importante rogo di libri e opere artistiche di considerabile valore, essendo ritenuto materiale immorale, nel conosciuto come “ Falò della vanità” promosso da Girolamo Savonarola.   


  • Il rogo dei manoscritti Maya ed Aztechi a causa dell'inquisizione in Messico, per ordine di Diego de Landa. ·        
  •  Agli inizi del secolo XVI, gli Andalusi   della penisola iberica avevano l'obbligo di consegnare alle autorità castigliane i libri scritti in arabo, venendogli poi restituiti quelli riguardanti medicina, filosofia e storia e bruciati tutti gli altri. ·         
  • Il rogo dei libri di autori ebrei durante l'epoca nazista, dal 1930 fino al 1945 in Germania. Il regime nazista divenne molto noto per i roghi delle opere di oppositori politici e scrittori considerati sconvenienti ed immorali, per il contenuto delle loro opere, le loro opinioni politiche o le loro origini etniche. Tra i Bucherverbrennung  più noti svoltosi durante il ed a causa del regime nazista a nella Germania di Hitler si annovera quello avvenuto nella Bebelplatz di Berlino il 10 maggio 1933




















        
  • In Cile dopo il colpo di Stato dell'11 settembre del 1973 i militari cileni sequestrarono e bruciarono migliaia di libri di politica, anche se nel febbraio del 1987 il Ministero dell'Interno cileno ammise solo di aver bruciato 15.000 copie di  Le avventure di Miguel Titti clandestino in Cile e il 28 di novembre del 1986 in Valparaiso sotto l'ordine del dittatore Augusto Pinochet.        
  • Il 29 di aprile del 1976, Luciano Benjamin Menéndez capo del III Corpo dell'Esercito a carico della riorganizzazione Nazionale (Colpo di stato Argentino) con sede in Córdoba, ordinò un rogo collettivo di libri, tra i quali si trovavano opere di Proust, Garcia Márquez, Cortázar, Neruda, Vargas Llosa, Saint-Exupéry, Galeano... Disse che lo faceva "con il fine che non rimanga nessuna parte di questi libri, opuscoli, riviste... perché con questo materiale non continui ingannando i nostri figli". Ed aggiunse: "Nello stesso modo in cui distruggemmo con il fuoco la documentazione perniciosa che influisce l'intelletto e la nostra cristianità, saranno distrutti i nemici dell'anima argentina". (Diario La Opinion, 30 aprile 1976)   



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