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Il blog di Nicoletta Niccolai

MO YAN


Mo Yan è uno pseudonimo inventato dallo scrittore cinese Guan Moye  in risposta alla nonna che, quando era piccolo, lo zittiva di continuo. Mo Yan significa: «colui che non vuole parlare». Fondatore del movimento letterario «Ricerca delle radici», è considerato il più rilevante scrittore cinese contemporaneo. 
La sua scrittura evocativa è lo specchio dell’’anima senza tempo della grande civiltà cinese, impregnata di poesia, di violenza, di sentimenti primitivi.
Mo Yan, nasce nel Gaomi nella provincia dello Shandong, in una famiglia numerosa di poveri contadini e, dopo aver terminato i cinque anni delle scuole elementari, smette di studiare per cui si dedica a portare al pascolo mucche e pecore e i suoi rapporti con questi animali sono più frequenti di quelli con le persone. Crescendo, unendosi agli adulti partecipa alle attività lavorative della comunità. A diciotto anni va a lavorare in una manifattura di cotone e, nel febbraio del 1976, si  arruola nell'esercito. Fa il soldato semplice, il caposquadra, l'istruttore, il segretario e lo scrittore. 
Nel 1997, congedatosi dall'esercito, inizia a lavorare per un giornale. Nel frattempo si è laureato presso la Facoltà di Letteratura dell'Istituto Artistico dell'Esercito di Liberazione Popolare (1984-1986) e ha ottenuto un Master in Studi letterari e artistici presso l'Università Normale di Pechino (1989-1991). Inizia a pubblicare nel 1981.
Opere pubblicate in Italia:




Sorgo rosso 

Un affresco fiammeggiante di storia cinese, dagli anni Trenta agli anni Settanta, raccontati da un giovane della provincia che ripercorre i drammi, gli amori, i lutti della propria famiglia. Un romanzo che per la sua forza mitica e immaginativa è stato avvicinato a "Cent'anni di solitudine".









L'uomo che allevava i gatti 


E' un libro sublime e violento allo stesso tempo. I racconti di Mo Yan, una volta scoperchiati e digeriti, si fanno leggere e rileggere ammalianti. Certi paragrafi assomigliano alle strofe di un lacerante canto popolare, a una di quelle nenie affascinanti e dolorose che risuonano nel profondo come echi di un sentire collettivo antico. 
                                                                    








Grande seno, fianchi larghi 


Dalla società feudale degli anni Trenta all'odierno capitalismo di stato, passando attraverso sussulti e rivolgimenti dell'era maoista, figli e nipoti degli Shangguan affrontano gioie e dolori dispensati da una terra estrema, primordiale.
Con questo romanzo, censurato in patria per l'esplicita crudezza delle testimonianze che riporta e i suoi toni corrosivi e grotteschi, Mo Yan torna al grande affresco rurale e mitologico che aveva reso celebre Sorgo rosso.


Le sei reincarnazioni di Ximen Nao


Nei cinquant'anni che trascorre sulla terra reincarnandosi di volta in volta in asino, toro, maiale, cane, scimmia e infine di nuovo essere umano, il proprietario terriero Ximen Nao viene coinvolto nelle vicende più drammatiche della Cina moderna: dalla riforma agraria al Grande balzo in avanti, dalle Comuni alla Rivoluzione Culturale sino alla morte di Mao Zedong e alle innovazioni del recente passato. Un'avventura tragicomica lunga mezzo secolo, ricca di invenzioni e popolata di personaggi straordinari.

Delle sue undici novelle si ricordano Felicità, Fiocchi di cotone, Esplosioni, Il ravanello trasparente. Tra i racconti, Il cane e l'altalena e Il fiume inaridito, che Einaudi ha pubblicato nella raccolta di racconti L'uomo che allevava i gatti 
Ha anche scritto opere teatrali e sceneggiature cinematografiche come Sorgo rosso, Il sole ha orecchie, Addio mia concubina.









Il film Sorgo rosso (con la regia di Zhāng Yìmóu) è stato premiato con l'Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino. Il film Il sole ha orecchie è stato premiato con l'Orso d'Argento al Festival del Cinema di Berlino.
Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio Nonino per la sua intera opera. 

Nel 2012 vince il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: "who with hallucinatory realism merges folk tales, history and the contemporary" (con realismo allucinatorio fonde fiabe popolari, storia e contemporaneità).

1 commento a MO YAN:

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