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Divagazioni

Leggere deve essere un piacere

Leggere deve essere un piacere.
Deve catapultarvi nel mondo in cui vorreste vivere, deve riuscire a mettervi nei panni dei protagonisti del libro. Deve suscitarvi sentimenti, farvi sentire sensazioni, suoni , odori.
Leggere deve divertire, non deve essere un obbligo. A meno che, l’obbligo sia per motivi di studio e ricerca.
Mi domando, quindi, perché, frequentando molti gruppi di lettori o amanti della letteratura, che pullulano nei social network , vi sia un susseguirsi di post del tipo: “ Non riesco a finire questo classico – Perché non capisco questo autore famoso? - Ci ho provato più di una volta e sono riuscito ad arrivare solo a metà, aiutatemi, consigliatemi”..
Ogni uomo, per sua natura e fortuna, poiché altrimenti sarebbe esistita un’evoluzione a senso unico, ha interessi e gusti univoci.  C’è chi è attratto dalle arti, dalla scienza  dalla matematica, dalla tecnologia….dall'agricoltura, dalla pesca.
Chi ama la letteratura, può e deve scegliere tra diversi settori e sfumature: dal classico al fantasy, dall'avventura al rosa, dalla fantascienza al paranormale, dal giallo al noir…., a secondo del suo personale gusto.



Smettiamola quindi di angustiarci perché un ”grande” ci è indigesto. Non ci piace e basta, e, immergiamoci in una lettura che ci avvinca.

Lettere manoscritte

Leonardo da Vinci (Vinci 15 aprile 1452 . Amboise 2 maggio 1519 )
I massimi esperti di Leonardo pensano che Leonardo da Vinci, nella sua lunga e movimentata esistenza, abbia prodotto circa 100.000 documenti scritti. Di questi, oggi, solo 10.000 sono conosciuti al mondo.


Il codice sul volo degli uccelli è una raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, comprendente 18 fogli della misura di 21 x 15 cm, ed è attualmente conservato alla Biblioteca Reale di Torino; gli è stato attribuito il 1505 come anno di redazione.
Il nome del codice è dovuto all'argomento dei testi e dei disegni. In particolare inizia ad analizzare il volo e la struttura degli uccelli per poi passare al disegno di macchine volanti. È leggenda l'episodio di un suo tentativo fallito dalla collina di Fiesole.

Richard Wagner, nato a Lipsia il 22 maggio1813 e morto a Venezia il 13 febbraio 1883,  è stato un famoso compositore, librettista, direttore d’orchestra e saggista tedesco. 


In questa lettera inviata al barone Ferdinand von Biedenfeld, Wagner delinea la sua teoria di interdipendenza delle arti (quella divenuta famosa col nome di Gesamtkunstwerk e sviluppata magistralmente nelle opere seguenti della sua maturità artistica) e della superiorità del dramma musicale.

Giacomo Casanova  (Venezia 2 aprole 1725 – Duchcov 4 giugno 1798 )
è stato un avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, diplomatico, filosofo e agente segreto italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. 
 Di lui resta una produzione letteraria molto vasta ma viene principalmente ricordato come avventuriero e come colui che fece del proprio nome il sinonimo di seduttore. A questa fama contribuì verosimilmente la sua opera più importante: Histoire de ma vie (Storia della mia vita), in cui l'autore descrive, con la massima franchezza, le sue avventure, i suoi viaggi e i suoi innumerevoli incontri galanti. 


Parti di lettere inviate da Casanova a due delle sue 121 donne
 
La sua grandezza consiste nell'aver mutato per sempre il modello d’interpretazione del mondo fisico.
Nel 1905, ricordato come "annus mirabilis", pubblicò tre articoli a contenuto fortemente innovativo, riguardanti tre aree differenti della fisica:
·         dimostrò la validità della teoria dei quanti  di Planck   nell'ambito della spiegazione dell'effetto fotoelettrico dei metalli;
·         fornì una valutazione quantitativa del moto browniano   e l'ipotesi di aleatorietà dello stesso;
·         espose la teoria della relatività ristretta  , che precede di circa un decennio quella della relatività generale.  
 
Questa era la sua calligrafia.
 
Napoleone Bonaparte scriveva volentieri, questo è un suo ritratto dettato da lui:
"In pochissime parole, questa è la mia storia... Invano, gli storici inglesi taglieranno, sopprimeranno, mutileranno, sarà per loro molto difficile farmi scomparire totalmente.
E uno storico francese dovrà pure occuparsi dell'Impero! Dovrà pure, se avrà un po' di coraggio, restituirmi qualcosa, darmi la mia parte! Il suo compito sarà facile, poichè i fatti parlano, poichè i fatti brillano come il sole.
Io richiusi l'abisso anarchico, e districai il caos: ripulii la Rivoluzione nobilitai i popoli e consolidai i re. Eccitai tutte le emulazioni, premiai tutti i meriti, ed allargai i limiti della gloria. Tutto questo, è pure qualcosa! E poi, per quali fatti mi si potrebbe accusare, senza che uno storico potesse difendermi? Forse per le mie intenzioni? Ma non mancano ragioni per assolvermi. Forse per il mio dispotismo? Ma si potrà sempre dimostrare che la dittatura era assolutamente necessaria. Si dirà che ridussi la libertà? Ma uno storico potrà dimostrare che la licenza, l'anarchia, i grandi disordini erano ancora alle porte. Sarò accusato di aver troppo amato la guerra? Ma lo storico spiegherà ch'essa fu soltanto opera fortuita delle circostanze, e che furono i nostri nemici che ad essa condussero gradatamente. 
Mi si rimprovererà, infine, la mia ambizione? Ah, certo, lo storico me ne troverà molta; ma della più grande e della più alta che, forse, sia mai esistita: quella di stabilire, di consacrare finalmente l'impero della ragione, ed il completo esercizio, l'intero godimento delle facoltà umana. E qui lo storico si troverà forse ridotto a dover rimpiangere che una simile ambizione non sia stata compiuta, soddisfatta!... In pochissime parole.... questa è la mia storia!" "Tutti nascono anonimi come me, in una anonima Ajaccio, in un'anonima isola, in un anonimo 15 agosto, di un anonimo 1769, da due anonimi Carlo e Letizia Ramolino; solo dopo diventano qualcuno; e se prima di ogni altra cosa sono capaci di non deludere se stessi, anche la volontà divina si manifesta sull'uomo....."
 
Testamento di Napoleone

 

MODI DI DIRE (3)

Hai proprio una faccia di bronzo


Si dice di persona sfrontata, spudorata, sfacciata, capace di azioni riprovevoli senza rimorsi, che non vergognandosi di nulla non arrossisce mai, proprio come se fosse di metallo.







Fare come i ladri di Pisa





Essere inseparabili nonostante le liti e i diverbi continui.
La tradizione toscana vuole che i ladri di Pisa andassero a rubare insieme durante la notte e poi litigassero fra loro tutto il giorno per dividere il bottino.











Avere gli occhi foderati di prosciutto


 Non vedere le cose più evidenti, e in senso lato, anche essere poco perspicaci.
Si dice anche: avere le fette di prosciutto sugli occhi; avere le fette di salame sugli occhi.

Vendere l'uccello sulla frasca



Far progetti basati su un evento che non si è ancora verificato. Riferito in particolare a futuri ma ancora ipotetici guadagni, come se si vendesse un uccello ancora prima di averlo catturato.

Darsi la zappa sui piedi


Farsi del male, procurarsi un danno, detto in particolare di chi agisce avventatamente o spinto dall'ira. Usato soprattutto a proposito di finisce per nuocere a se stesso pensando di danneggiare qualcun altro.
In latino si trovano locuzioni simili, come “darsi la scure sui piedi”, darsi la scure in una gamba“, e” darsi alle gambe da sé".

MODI DI DIRE (2)

Avere il bernoccolo 

Avere una particolare predisposizione per qualcosa, ad esempio gli affari, la matematica o altro. Il termine viene da una scienza di moda ai primi del 1800, la frenologia, fondata dal medico tedesco F.J.Gall e presto spogliata di ogni credibilità scentifica. Secondo tale teoria le facoltà mentali erano localizzate in punti ben determinati della corteccia cerebrale, e lo sviluppo di una particolare facoltà portava all'ispessimento della parte corrispondente, formando una bozza nella scatola cranica. Gall aveva identificato ventisette facoltà diverse, riconducibili ad altrettanti bernoccoli.   

Perdere la faccia  

Screditarsi, squalificarsi, perdere la reputazione, con la conseguenza di non avere più il coraggio di guardare nessuno a viso aperto.   


Piangere lacrime di coccodrillo 

Pentimento falso o tardivo. Secondo un'antica credenza, il coccodrillo piangerebbe dopo aver divorato la preda. In realtà è lo sforzo della digestione che in certi casi può produrre un effetto simile alla lacrimazione. L'espressione è registrata già da Apostolio e si ritrova in un'opera satirica bizantina del 1400. In greco esiste addirittura un verbo che significa più o meno “fare il coccodrillo”, sempre con il senso di pentirsi tardivamente e soprattutto falsamente di una cattiva azione.       

Quel tizio è un alto papavero

Personaggio eminente, importante, che ha grande potere o ricopre un'alta carica o posizione. Allude a un aneddoto citato da Tito Livio (Ab Urbe condita, I,54) secondo il quale il settimo re di Roma Tarquinio il Superbo, volendosi impadronire della città di Gabi, vi mandò il proprio figlio facendolo apparire un esiliato. Quando il giovane ebbe raggiunto una posizione di rilievo e inviò al padre un messaggero per chiedere istruzioni, il re si limitò a farsi accompagnare dal messo in un prato, e con un bastone falciò i papaveri più alti. L'inviato tornò a Gabi senza aver capito nulla, ma il principe interpretò esattamente il messaggio paterno e si affrettò a uccidere i cittadini più importanti, indebolendo così la città che venne poi facilmente conquistata da Roma.   

Battere il tamburo 


Dare ampia pubblicità, nel modo più clamoroso possibile, soprattutto a se stessi e a quanto si fa. Un tempo la lettura di bandi, editti, proclami e simili avveniva sulla pubblica piazza, e il banditore richiamava l'attenzione suonando un tamburo. Era questo l'unico modo di assicurarsi che la popolazione venisse informata delle decisioni dell'autorità.   

Cultura al rogo

La distruzione dei libri è un'azione che ricorre costantemente nella storia umana.



In ogni cultura e in ogni tempo, i grandi cambiamenti sono stati accompagnati dalla distruzione dei libri. 



La scelta del fuoco come strumento di annientamento non è casuale. 
Il fuoco non lascia dietro di sé nessuna traccia. 

Il rogo di libri e la distruzione delle biblioteche furono pratiche piuttosto comuni nel passato, causati spesso da guerra, censura o più semplicemente dalla necessità di cancellare informazioni o idee pericolose per il contesto storico in cui furono attuati. 


MadridPedro Berrugreute, San Domenico e il rogo di libri eretici albigesi (El Prado, Madrid)

Questi sono alcuni degli eventi documentati: ·         
  • Il rogo dei libri e l'assassinio di  accademici nella Cina di Qin Shi Huang.  Nell'anno 212 a.C.; molti intellettuali che disobbedirono all'ordine furono sepolti vivi. ·   
  • La distruzione delle opere di Cremuzio Cordo Storico romano del I secolo d. C., autore, sotto il titolo di Annales, di una storia delle guerre civili, sino ai tempi di Augusto. L'approvazione del maggior interessato non valse a salvarlo in un processo intentatogli nel 25, a istigazione di Seiano, offeso da un motto di spirito, per aver lodato Bruto e detto Cassio l'ultimo dei Romani. L'opera fu condannata alle fiamme e l'autore spinto al suicidio. Alcune copie degli Annali furono salvate per merito della figlia Marcia, e per concessione di Caligola l'opera, purgata probabilmente nei passi più audaci, fu rimessa in circolazione. ·        
 
  • I libri di alchimia dell'enciclopedia di Alessandria furono bruciati nel 292 dall'imperatore Diocleziano. ·         
  • Nell'anno 397, Atanasio, il vescovo ribelle di Alessandria, edittò una Lettera di Pasqua nella quale esigeva che i monaci egiziani distruggessero tutti quegli scritti inaccettabili, ad eccezione di quelli che egli stesso etichettò come canonici ed accettabili. Questa lista è quella che attualmente costituisce il Nuovo Testamento.I testi eretici non apparirono come palinsesto  , cancellati o sovrascritti come i testi pagani ; in questo modo molti testi del principio dell'era cristiana si persero come fossero stati pubblicamente bruciati. Il Vangelo di Giuda recentemente ritrovato in Egitto, fu un libro che si perse mediante questa pratica di distruzione privata dell'informazione. ·         


  • Alla fine del secolo XV si produsse in Firenze un importante rogo di libri e opere artistiche di considerabile valore, essendo ritenuto materiale immorale, nel conosciuto come “ Falò della vanità” promosso da Girolamo Savonarola.   


  • Il rogo dei manoscritti Maya ed Aztechi a causa dell'inquisizione in Messico, per ordine di Diego de Landa. ·        
  •  Agli inizi del secolo XVI, gli Andalusi   della penisola iberica avevano l'obbligo di consegnare alle autorità castigliane i libri scritti in arabo, venendogli poi restituiti quelli riguardanti medicina, filosofia e storia e bruciati tutti gli altri. ·         
  • Il rogo dei libri di autori ebrei durante l'epoca nazista, dal 1930 fino al 1945 in Germania. Il regime nazista divenne molto noto per i roghi delle opere di oppositori politici e scrittori considerati sconvenienti ed immorali, per il contenuto delle loro opere, le loro opinioni politiche o le loro origini etniche. Tra i Bucherverbrennung  più noti svoltosi durante il ed a causa del regime nazista a nella Germania di Hitler si annovera quello avvenuto nella Bebelplatz di Berlino il 10 maggio 1933




















        
  • In Cile dopo il colpo di Stato dell'11 settembre del 1973 i militari cileni sequestrarono e bruciarono migliaia di libri di politica, anche se nel febbraio del 1987 il Ministero dell'Interno cileno ammise solo di aver bruciato 15.000 copie di  Le avventure di Miguel Titti clandestino in Cile e il 28 di novembre del 1986 in Valparaiso sotto l'ordine del dittatore Augusto Pinochet.        
  • Il 29 di aprile del 1976, Luciano Benjamin Menéndez capo del III Corpo dell'Esercito a carico della riorganizzazione Nazionale (Colpo di stato Argentino) con sede in Córdoba, ordinò un rogo collettivo di libri, tra i quali si trovavano opere di Proust, Garcia Márquez, Cortázar, Neruda, Vargas Llosa, Saint-Exupéry, Galeano... Disse che lo faceva "con il fine che non rimanga nessuna parte di questi libri, opuscoli, riviste... perché con questo materiale non continui ingannando i nostri figli". Ed aggiunse: "Nello stesso modo in cui distruggemmo con il fuoco la documentazione perniciosa che influisce l'intelletto e la nostra cristianità, saranno distrutti i nemici dell'anima argentina". (Diario La Opinion, 30 aprile 1976)   


Indovinello ed enigma



L'indovinello si distingue dall'enigma 





per il carattere epigrammatico e leggero. L'enigma, invece, ha un carattere più impegnativo, tanto che si parla di gioco poetico. 
Altra peculiarità che contraddistingue i poetici rispetto agli epigrammatici è il parziale minor rigore della tecnica del doppio soggetto: mentre l'indovinello, di solito, è impostato su bisensi forti, l'enigma può contenere immagini più sottilmente metaforiche; fermo restando che la distanza fra il senso reale e il senso apparente dev'essere comunque netta, e che i bisensi sono considerati un valore aggiunto in grado di impreziosire la composizione. Un equivoco comune è quello di fondare la distinzione sulla lunghezza delle due forme: esso ha dato origine alla definizione di gioco breve per l'epigramma; ma la dimensione, in realtà, non è rilevante.   

INDOVINELLO e Mitologia  
Quello della sfinge sulla strada di Tebe è il primo indovinello di cui si ha documentazione scritta - viene proposto da Sofocle (Colono 496 a.C. - Atene 406 a.C.) in quella che  senz’altro è la sua composizione più famosa, l’ Edipo re.

Tanto tanto tempo fa sulla strada che conduceva a Tebe troneggiava la Sfinge: un orribile mostro con il volto e il petto di donna, ali di aquila e il corpo simile a quello di un leone. Rimaneva appostata giorno e notte su ai piedi del monte Citerone , nei pressi della città in attesa dei poveri  viandanti.
E appena li avvistava ne bloccava il passo e testava la loro intelligenza ponendo loro un enigma. I malcapitati che non sapevano rispondere all’indovinello venivano divorati.
Il mostro era la punizione inflitta da Giunone ai Tebani per la scarsità dei sacrifici in suo onore. Creonte re di Tebe, fratello di Giocastra disperato dal flagello del mostro alato pubblicò un bando nel quale veniva promessa in sposa la sorella Giocastra e la corona di Tebe a colui che avrebbe liberato il regno dalla Sfinge. Edipo Tentò l’impresa. E così si trovò di fronte al mostro che gli pose l’indovinello.


Qual è l'animale che al mattino ha quattro zampe, 
a mezzogiorno ne ha solo due e alla sera tre? Dopo un attimo esitazione, Edipo, rispose.
E’ l'uomo. Da bambino si trascina sulle mani e sui piedi, 
diventato grande, cammina sui due piedi
e infine da vecchio si appoggia sul bastone. La Sfinge vedendo risolto il suo enigma si suicidò lanciandosi cadere dal monte Citerone. Ed Edipo acclamato dal popolo divenne re e sposò Giocastra, sua madre: quale fosse l'animale che al mattino camminava a quattro zampe, a mezzogiorno con due e alla sera con tre (l'uomo).   


INDOVINELLO e  Letteratura. Nel romanzo Lo Hobbit di Tokien , l'incontro fra  Gollum e Bilbo Baggings  si trasforma in una battaglia di indovinelli. Eccone alcuni: 
Questa cosa ogni cosa divora,
ciò che ha vita, la fauna e la flora.
Addenta il ferro, l'acciaio robusto,
e le gran rocce sbriciola con gusto.
Abbatte i Re, rovina le città
e dei monti polvere fa.

Vive senza respirare.
Freddo come Morte pare.
Beve, ma non è assetato.
Non tintinna corazzato.   

Trenta bianchi cavalli sopra un colle rosso.
Scalpitano e battono.
Ma nessuno si è mosso. 

Lo scontro è alla pari finché Bilbo non decide di barare, sottoponendo all'avversario una domanda che non è un indovinello: "cos'ho in tasca?".   

INDOVINELLO e Cinema 

Nel film di Roberto Benigni: “La vita è bella” , il protagonista Guido Orefice e un ufficiale nazista  si sfidano vicendevolmente a risolvere indovinelli. 


 








INDOVINELLO eMusica. Il brano Steel Monkey dei Jethro Tull ha la forma di un lungo indovinello. 

As the moon slips up, and the sun sets down,
I'm a highrise jockey, and I'm heaven-bound.
Do the workboot shuffle, loose brains from brawn.
I'm a monkey puzzle and the lid is on.

Can you guess my name? 
Can you guess my trade?
I'm going to catch you anyway.
You might be right. 
I'll give you guesses three.
Feel me climbing up your knee.
Guess what I am. 
I'm a steel monkey.

Now some men hustle and some just think.
And some go running before you blink.
Some look up and some look down
from three hundred feet above the ground.

Can you guess my name? 
And can you guess my trade?
Well, I won't rest before the world is made.
Arm in arm the angels fly.
Keep me from falling out the sky.
Steel monkey. 
Steel monkey. 
Steel monkey.

I work in the thunder and I work in the rain.
I work at my drinking, and I feel no pain.
I work on women, if they want me to.
You can have me climb all over you.

Now, have you guessed my name?
And have you guessed my trade?
I'm cheap at the money I get paid.
In the sulphur city, where men are men,
We bolt those beams then climb again.
Steel monkey.   


l'Indovinello di Albert Einstein
Albert Einstein scrisse questo indovinello agli inizi del '900. Disse che il 98% della popolazione non sarebbe in grado di risolverlo. Se pensi di essere all'interno del 2% delle persone, risolvi l'indovinello e lo saprai. (Non ci sono trabocchetti, usa solo la logica!!!)
INDOVINELLO: In una strada ci sono 5 case dipinte in 5 colori diversi. In ogni casa vive 1 persona di differente nazionalità e ciascuno dei padroni di casa beve una bevanda diversa, fuma una marca di sigarette diversa, tiene un animaletto diverso.
DOMANDA: a chi appartiene il pesciolino?
INDIZI:
1) L'inglese vive in una casa rossa
2) Lo svedese ha un cane
3) Il danese beve thè
4) La casa verde è a sinistra della casa bianca
5) Il padrone della casa verde beve caffè
6) La persona che fuma pal mal ha uccelli
7) Il padrone della casa gialla fuma ms
8) L'uomo che vive nella casa centrale beve latte
9) Il norvegese vive nella prima casa
10) L'uomo che fuma le blans vive vicino a quello che ha i gatti
11) L'uomo che ha i cavalli vive vicino a quello che fuma ms
12) L'uomo che fuma le bleu masters beve birra
13) Il tedesco fuma le prins
14) Il norvegese vive vicino alla casa blù
15) L'uomo che fuma le blans ha un vicino che beve acqua

Breve storia degli occhiali

Se non avessi avuto l’ausilio di correttori visivi quali gli occhiali ed, in seguito, le lenti a contatto, forse, non avrei mai scritto libri e avrei letto meno. Anche oggi, nonostante un intervento chirurgico, sono una talpa, però ho imparato a convivere con la mia debole vista. 
Dopo queste ponderazioni non mi resta altro che elaborare un elogio agli OCCHIALI con una loro succinta storia. 

Dicono che il filosofo Seneca ingrandisse le immagini servendosi di una sfera piena d’acqua e che Nerone usasse come lente, per assistere alle tenzoni tra i gladiatori,  un monocolo di smeraldo. Nel XII secolo sembra vi fossero solo alcuni sistemi di ingrandimento derivanti  da semplici pezzi di vetro concavi o convessi che non dando un’immagine reale delle cose, ovvero le distorcevano, non furono molto apprezzati.  


Le prime testimonianze documentate sull’uso delle lenti come correzione della vista risalgono all’Europa del XIII secolo quando, grazie anche ai mercanti veneziani, le lenti ingranditrici si diffusero tra i monaci che si rovinavano la vista copiando, traducendo, abbellendo e miniando antichi testi.  Il  primo a descrivere l’uso delle lenti per migliorare la vista fu Ruggero Bacone nel 1262. Bacone fece, infatti,  alcuni esperimenti con lenti e gli specchi e descrisse i principi del riflesso e della refrazione. Ben visto e protetto dal Papa Clemente IV, quando il pontefice morì  fu costretto a proseguire i suoi studi in segreto ma, venne scoperto ed imprigionato. 
Le lenti divennero occhiali circa 20 anni più tardi, nel 1280, quando Alessandro Spina unì due vetri molati con un ponticello, tuttavia il loro uso si diffuse, soprattutto in Inghilterra, solo nel XVII secolo dopo che l’astronomo Johannes Kepler ebbe pubblicato dei testi in cui spiegava l’uso corretto delle lenti e soprattutto la differenza tra lenti concave e lenti convesse. 
 Nel 1780 Benjamin Franklin inventò le lenti bifocali, mentre le prime lenti a contatto datano fine dell’800 per opera del tedesco Adolf Eugen Fick. Oggi, in fatto di occhiali, abbiamo l’imbarazzo della scelta, su usi, montature e  colori, possiamo addirittura dar sfogo alla nostra vanità cambiando il colore degli occhi tramite le lenti a contatto.  





Chi poi  non ci vede proprio, puà ricorrere a  lenti intraoculari che si inseriscono al posto del naturale cristallino.

ELOGIO DELLA CARTA

Ora anche le testate più famose (per fortuna americane) abbandonano la veste cartacea e passano al web. Ma i nostri amati libri, il fruscio delle pagine di un giornale, scorse con calma? Perderemo il fascino ed il calore della carrta? Non credo, non lo credo con tutte le mie forze mentali.   


 Elogio della CARTA  

Secondo i cinesi, la carta fu inventata nel 105 DC da un funzionario dell'imperatore, ma recenti ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che la carta era già usata in Cina almeno duecento anni prima. I cinesi usarono grandi quantità di carta fabbricata a partire da stracci e da fibre vegetali ricavate da canapa, bambù, gelso, salice, etc. Essi usarono la carta anche per fabbricare ventagli, cappelli, vestiti ed altri oggetti di uso comune. L'uso della carta venne diffuso da monaci buddisti in molti paesi orientali. 

Nel 751 DC, gli arabi sconfissero i cinesi in battaglia. Fra i prigionieri, c'erano anche degli operai di cartiere che insegnarono la tecnica di fabbricazione della carta agli arabi. Poco tempo dopo, Samarcanda divenne un importante centro di produzione della carta. Come materia prima, gli arabi usavano stracci di lino e canapa. 
Qualche secolo dopo, l'arte della fabbricazione della carta arrivò in Egitto, poi in Marocco e da qui in Spagna. La prima cartiera spagnola fu aperta nel 1009. 
Nel 1250, l'Italia diventò il maggiore produttore di carta, che veniva esportata in molti paesi europei. Per rendere la carta meno assorbente, gli arabi usavano colle di origine vegetale, ma questa carta veniva aggredita da muffe e si degradava rapidamente. Usando colle di origine animale, gli italiani migliorarono molto la qualità della carta e la sua durata potè raggiungere numerosi secoli. Si conoscono infatti documenti di carta ancora in ottimo stato dopo oltre 700 anni dalla loro produzione. Un importante centro italiano per la fabbricazione della carta fu Fabriano, dove fu inventata la filigrana. In circa tre secoli, dall'Italia la tecnica della fabbricazione della carta si diffuse in tutta l'Europa e poi nelle Americhe. All'inizio, gli arabi e gli europei fabbricavano la carta partendo da stracci. Man mano che il tempo passava, la richiesta di carta aumentava rapidamente, tanto che ad un certo punto, gli stracci non bastarono più. 



Nella ricerca di un sostituto degli stracci, nel 1719 un francese, che aveva osservato le vespe mentre costruivano il loro nido, suggerì di provare ad usare il legno per fabbricare la carta. Le prove che vennero fatte ebbero esito positivo e da allora il legno è diventato la principale materia prima per la fabbricazione della carta. Gli stracci o il legno venivano inseriti in mortai e battuti da grossi pestelli azionati da ruote idrauliche per separare le singole fibre di cellulosa l'una dall'altra. Quando l'impasto di fibre era pronto, gli operai lo versavano in vasche piene d'acqua. Quindi immergevano degli appositi setacci nelle vasche e li estraevano raccogliendo una parte della sospensione di fibre. Durante l'estrazione, muovevano il setaccio per rendere uniforme lo strato di fibre. Poi essi lasciavano scolare via l'acqua, quindi depositavano lo strato di fibre su di un feltro che veniva posto su una pila di altri fogli e feltri. Questa pila veniva torchiata per spremerne via l'acqua. Alla fine, il foglio di carta veniva appeso ad asciugare. 

 All'inizio del 1800, i francesi e gli inglesi cominciarono a costruire macchine per la produzione continua di carta. Le macchine continue sono fornite di un setaccio a forma di tappeto mobile che preleva uno strato continuo di fibre. Durante il suo cammino, il nastro di carta in via di formazione viene addizionato di colle, cariche minerali e di altre sostanze, quindi viene spremuto dall'acqua in eccesso, asciugato e rullato. Alla fine, viene raccolto in grandi bobine ed inviato alle fabbriche che lo trasformano in giornali, quaderni e numerosi altri prodotti. La fabbricazione a mano della carta è ancora praticata per produrre fogli pregiati o per uso artistico, ma rappresenta una quantità minima della carta prodotta nel mondo. La carta moderna è dunque prodotta principalmente a partire dal legno ed è costituita da numerosissime fibre di cellulosa che sono tenute insieme da collanti. La carta può subire trattamenti speciali per renderla adatta all'impiego al quale è destinata. Pensate per esempio alle carte usate per disegno e per pittura all'acquarello, le quali devono avere uno spessore ben definito, una certa rugosità superficiale, una certa assorbenza, etc. E' possibile ottenere carta anche senza aggiungere colle, ma si ottiene una carta molto assorbente. Per renderla adatta alla scrittura e alla stampa, occorre ridurne l'assorbimento dell'inchiostro che altrimenti spanderebbe. A tale scopo, la carta viene collata, viene cioè aggiunta di colle animali o sintetiche. 

Per renderla meno porosa, più compatta e perfino lucida, la carta viene patinata. La patinatura consiste nell'aggiungere finissime polveri minerali quali il caolino, carbonato di calcio, talco, farina fossile ed un opportuno legante quale caseina o altre colle. Il foglio passa fra rulli che lo premono con forza (calandratura) e ne esce lucido. Spesso, la gente usa fazzoletti di carta per pulire le lenti degli occhiali o della macchina fotografica, ma la presenza di polveri minerali rende la carta normale inadatta a questo scopo. Infatti, strofinando sulle delicate superfici ottiche, queste particelle minerali provocherebbero microscopiche striature che ne rovinerebbero le caratteristiche. Per la pulizia delle lenti, si possono usare speciali carte prodotte apposta per questo scopo e che sono composte di pura cellulosa. Purtroppo, certi moderni processi di fabbricazione riducono molto la durata della carta, che nel giro di pochi anni tende ad ingiallire e ad infragilirsi. Esistono processi che invece producono carta capace di durare secoli, mantenendosi in ottimo stato. L'importanza dell'invenzione della carta può essere capita meglio se si pensa che prima della sua comparsa, per fabbricare un libro in pergamena erano necessarie decine o centinaia di pelli. Per la sua uniformità nello spessore, la carta rese possibile anche l'invenzione della stampa. 

Prima dell'avvento della stampa, i libri dovevano essere scritti a mano. Insieme, queste due innovazioni ridussero drasticamente il costo dei libri e contribuirono moltissimo alla diffusione della cultura nel mondo.

MODI DI DIRE

Di punto in bianco 
 La locuzione avverbiale di punto in bianco viene usata figuratamente, appartenendo  il suo significato proprio al linguaggio militare e, in particolare, a quello della balistica. Nell'uso antico, infatti, si indicava con l'espressione tiro di punto in bianco «il tiro di artiglieria senza elevazione, quando la linea di mira si teneva orizzontale, corrispondente nell'apparecchio di mira a una posizione zero, non contraddistinta da alcun numero (in bianco)», come ben documenta un passo del Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galilei: «non solo i tiri per le linee meridiane, ma né anco i fatti verso oriente o verso occidente riuscirebber giusti, ma gli orientali riuscirebbero alti, e gli occidentali bassi, tuttavolta che si tirasse di punto in bianco; perché sendo il viaggio della palla in amendue i tiri fatto per la tangente, cioè per una linea parallela all'orizonte, ed essendo che al moto diurno, quando sia della Terra, l'orizonte si va sempre abbassando verso levante ed alzandosi da ponente (che però ci appariscono le stelle orientali alzarsi, e le occidentali abbassarsi), adunque il bersaglio orientale s'andrebbe abbassando sotto il tiro, onde il tiro riuscirebbe alto, e l'alzamento del bersaglio occidentale renderebbe basso il tiro verso occidente.». E' interessante osservare che anche in francese esiste un'analoga espressione (de but en blanc), usata in entrambi i significati, proprio e figurato, per la quale il Grand Robert de la langue française  offre alcune varianti (de pointe en blanc, de blanc en blanc) e un ottimo esempio d'autore («écoutez, disait Mme Cottard, on est excusable de répondre un peu de travers quand on est interrogée ainsi de but en blanc, sans être prévenue», Proust, À la recherche du temps perdu).

Chiodo scaccia chiodo



Proverbio usato per indicare che spesso un male che ci affligge può venire eliminato dal sopraggiungere di un'altra evenienza. Si suole similmente dire: tutti i mali non vengono per nuocere.







Mangiare la foglia 

La locuzione "mangiare la foglia" si usa molto quando si desidera sottolineare quanto una persona sia abile nel carpire il significato più recondito di una frase, o di un discorso, ovvero leggere tra le righe e arrivare a capire anche quello che non viene detto. 
Il motivo per cui si dice così risale all’Odissea, all’episodio di Ulisse prigioniero sull’isola della maga Circe. L’eroe greco si rende conto del trucco della maga per trasformare gli uomini in bestie e per essere immune mangia una foglia donatagli dal dio Ermes che lo protegge dalla magia. 
Non è solo questa però la spiegazione, altri infatti dicono che il detto si riferisca all’abitudine dei bachi da seta di assaggiare le foglie per verificarne la commestibilità; altri ancora raccontano dell’usanza dei pastori di controllare l’erba dei pascoli in cui facevano mangiare le loro bestie, assaggiandola prima per verificarne la bontà. 

Cadere dalle nuvole 
 Un tempo l'espressione aveva due significati: 
1.     "arrivare all'improvviso, senza avvisare". 
 2.     "scoprire con incredulità qualcosa di evidente per tutti" In entrambi i casi, le "nuvole" rimandano alla divinità: dalle nuvole, ad esempio, proviene la folgore di  Zeus, che colpisce senza preavviso. Ma sulle nuvole risiedono anche gli angeli e i santi  del  paradiso cristiano, che cadendo oggi sulla terra si troverebbero immersi in un mondo del tutto nuovo e stupefacente per loro. Dei due significati, oggi ormai resiste solo il secondo.



Tagliare la corda 


Scappare precipitosamente. Deriva dal gergo marinaresco. La corda è quella dell'ancora, che viene tagliata in caso di partenza precipitosa, abbandonando l'ancora ma risparmiando il tempo di recupero





Portare scalogna 
Chi non ha mai sentito o adoperato questo modo di dire, che i giovani hanno ribattezzato “portare sfiga”? Vediamo come lo spiega Giuseppe Pittàno. «L’origine del modo di dire è alquanto incerta e dibattuta. C’è chi la fa risalire al latino calumnia (calunnia) ma la maggior parte la collegano a una specie di cipolla piccola e piccante. Occorre ricordare che Plinio cita (…) la caepa Ascalonia, la cipolla di Ascalona, da cui senz’altro deriva la nostra ‘scalogna’ o ‘scalogno’. L’Osterman (‘La vita in Friúli’) dice: “Chi tocca quest’erba sarà per quel giorno sfortunato nel giuoco; e quando a uno le conte sono contrarie, gli si dice: ‘ce scalogne c’i tu as’. A noi sembra probabile che l’origine sia da ricercarsi nel fatto che cipolla e scalogna erano il cibo dei poveri e quindi erano anche sinonimi di miseria. A questo allude anche il Cherubini nel ‘Vocabolario milamese-italiano’ in cui scalogna è resa con ‘miseria’».



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Lapsus e frasi divertenti

Divertiamoci un po'

Frasi scritte o dette da giornalisti:


  •  “Lo scontro ha causato cinque feriti e dieci CONFUSI,























  • Un'onda ANONIMA  ha travolto i surfisti”, 


  •  “Il cadavere presentava evidenti segni di DECESSO,


 

















  • “Tra le tifoserie delle squadre di Agrigento e di Favara c’è stato sempre un forte CAMPANELLISMO, 


Errori "scolastici":

  •  Attenzione ai branchi di nebbia


 
















  • Arrivano certe zampate di caldo

  • Stendiamo un velo peloso






















  • Le api impallinano i fiori

Frasi di uso comune che possono non essere ben comprese da chi non ha dimestichezza con la nostra lingua:






















  • La donna ha steso il bucato (tra l'altro steso può anche significare: abbattuto o srotolato)





















  • Il treno è stato cancellato.