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Scrittori

MO YAN


Mo Yan è uno pseudonimo inventato dallo scrittore cinese Guan Moye  in risposta alla nonna che, quando era piccolo, lo zittiva di continuo. Mo Yan significa: «colui che non vuole parlare». Fondatore del movimento letterario «Ricerca delle radici», è considerato il più rilevante scrittore cinese contemporaneo. 
La sua scrittura evocativa è lo specchio dell’’anima senza tempo della grande civiltà cinese, impregnata di poesia, di violenza, di sentimenti primitivi.
Mo Yan, nasce nel Gaomi nella provincia dello Shandong, in una famiglia numerosa di poveri contadini e, dopo aver terminato i cinque anni delle scuole elementari, smette di studiare per cui si dedica a portare al pascolo mucche e pecore e i suoi rapporti con questi animali sono più frequenti di quelli con le persone. Crescendo, unendosi agli adulti partecipa alle attività lavorative della comunità. A diciotto anni va a lavorare in una manifattura di cotone e, nel febbraio del 1976, si  arruola nell'esercito. Fa il soldato semplice, il caposquadra, l'istruttore, il segretario e lo scrittore. 
Nel 1997, congedatosi dall'esercito, inizia a lavorare per un giornale. Nel frattempo si è laureato presso la Facoltà di Letteratura dell'Istituto Artistico dell'Esercito di Liberazione Popolare (1984-1986) e ha ottenuto un Master in Studi letterari e artistici presso l'Università Normale di Pechino (1989-1991). Inizia a pubblicare nel 1981.
Opere pubblicate in Italia:




Sorgo rosso 

Un affresco fiammeggiante di storia cinese, dagli anni Trenta agli anni Settanta, raccontati da un giovane della provincia che ripercorre i drammi, gli amori, i lutti della propria famiglia. Un romanzo che per la sua forza mitica e immaginativa è stato avvicinato a "Cent'anni di solitudine".









L'uomo che allevava i gatti 


E' un libro sublime e violento allo stesso tempo. I racconti di Mo Yan, una volta scoperchiati e digeriti, si fanno leggere e rileggere ammalianti. Certi paragrafi assomigliano alle strofe di un lacerante canto popolare, a una di quelle nenie affascinanti e dolorose che risuonano nel profondo come echi di un sentire collettivo antico. 
                                                                    








Grande seno, fianchi larghi 


Dalla società feudale degli anni Trenta all'odierno capitalismo di stato, passando attraverso sussulti e rivolgimenti dell'era maoista, figli e nipoti degli Shangguan affrontano gioie e dolori dispensati da una terra estrema, primordiale.
Con questo romanzo, censurato in patria per l'esplicita crudezza delle testimonianze che riporta e i suoi toni corrosivi e grotteschi, Mo Yan torna al grande affresco rurale e mitologico che aveva reso celebre Sorgo rosso.


Le sei reincarnazioni di Ximen Nao


Nei cinquant'anni che trascorre sulla terra reincarnandosi di volta in volta in asino, toro, maiale, cane, scimmia e infine di nuovo essere umano, il proprietario terriero Ximen Nao viene coinvolto nelle vicende più drammatiche della Cina moderna: dalla riforma agraria al Grande balzo in avanti, dalle Comuni alla Rivoluzione Culturale sino alla morte di Mao Zedong e alle innovazioni del recente passato. Un'avventura tragicomica lunga mezzo secolo, ricca di invenzioni e popolata di personaggi straordinari.

Delle sue undici novelle si ricordano Felicità, Fiocchi di cotone, Esplosioni, Il ravanello trasparente. Tra i racconti, Il cane e l'altalena e Il fiume inaridito, che Einaudi ha pubblicato nella raccolta di racconti L'uomo che allevava i gatti 
Ha anche scritto opere teatrali e sceneggiature cinematografiche come Sorgo rosso, Il sole ha orecchie, Addio mia concubina.









Il film Sorgo rosso (con la regia di Zhāng Yìmóu) è stato premiato con l'Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino. Il film Il sole ha orecchie è stato premiato con l'Orso d'Argento al Festival del Cinema di Berlino.
Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio Nonino per la sua intera opera. 

Nel 2012 vince il Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: "who with hallucinatory realism merges folk tales, history and the contemporary" (con realismo allucinatorio fonde fiabe popolari, storia e contemporaneità).

GIANA ANGUISSOLA

Avevo perso il ricordo di un libro, letto da piccolissima, nella mia mente solo qualche flash, delle illustrazioni, ed un esile filo conduttore ovvero un extraterrestre a forma di palloncino portato  spesso ad afflosciarsi. 
Grazie ad una pagina amica su Facebook  ho ritrovato “LOLLI” e con lui una grande dimenticata scrittrice.   
GIANA ANGUISSOLA 
Nasce a Travo (Piacenza) il 14 gennaio 1906. Comincia a scrivere a soli 16 anni ed esordisce giovanissima scrivendo (anche con proprie illustrazioni) per il Corriere dei piccoli dove pubblicherà racconti e romanzi a puntate per quarant'anni, e comincia a collaborare anche con le altre testate del Corriere della sera.
Nel 1942 pubblica "Il carretto del mercante - avventure di viaggio" per Hoepli, illustrandolo con 10 tavole a colori e 40 disegni in nero nel testo. Giornalista professionista, nell'immediato dopoguerra collabora anche con l'importante periodico per ragazze e ragazzi La vispa Teresa
Scrive diversi libri per ragazzi, come "Gli eredi del circo Alicante"per la collana mondadoriana "Il romanzo dei ragazzi", vincitore del Premio Soroptimist nel 1954. Pubblica soprattutto per la Mursia.
Nel 1959 vince il Premio della Presidenza del Consiglio con "Priscilla" e cura una trasposizione televisiva de "Le avventure di Pinocchio", con attori veri diretti da Enrico D'Alessandro, per la "TV dei ragazzi", la fascia di palinsesto pomeridiano dedicata agli spettatori più giovani.
Nel 1964 vince il prestigioso premio Bancarellino di letteratura per i ragazzi con il romanzo in gran parte autobiografico "Violetta la timida".
Per il Corriere dei piccoli scrive ancora "Daddi e Giogi": la sua ultima collaborazione con la testata che l'aveva tenuta a battesimo.
Muore a Milano (Italia) il 13 febbraio 1966.

LOLLI




E' la storia di un extraterresttre dalla forma esagonale (simile ad un palloncino) che si nutre di buone azioni, se queste non vengono compiute si affloscia e rischia di perdere la vita. Dopo diverse avventure Lolli ritroverà la strada di casa grazie ad alcuni piccoli amici ed ad Arabella.   






Ma con la memoria di Lolli ho riacquistato anche quella di altri libri di questa scrittrice, da me letti da ragazzina. 
Un trittico, tre storie semplici con protagonista una ragazzina di una normale famiglia. Storie pulite, ricche di garbo, buone maniere e moralità, che forse non sarebbero apprezzate dai giovanissimi d’oggi. Ho scritto forse, poiché il rispetto e l’educazione non dovrebbero MAI passare di moda.   

IL DIARIO DI GIULIETTA
(questa sfocata copertina è come quella della prima edizione del libro che avevo io)
 

La storia è quella di una famiglia milanese degli anni '50 e in particolare della sedicenne Giulietta e del suo affacciarsi all'età adulta. 
La società raccontata è molto diversa da quella attuale ma, nella sua maggiore ingenuità, ricca di valori, semplici e sani.  



 GIULIETTA HA PRESO ZERO 



(anche questa è la copertina GIUSTA)
Un brutto voto, timori, emozioni, sani batticuori in un’epoca che mi ha lasciato una patina di nostalgia   




GIULIETTA SE NE VA 



(Questa cover è, invece di un'edizione più moderna)

 Nella purezza e nella morale di altri tempi (il casto bacio su una guancia) si conclude il ciclo della giovinezza di Giulietta pronta per entrare nell’età adulta







BIBLIOGRAFIA :

 Lolli
 Gli animali al principio del mondo,  
 Io e mio zio
 Marilù
 L'inviata specialissima
 Violetta la timida  
 Le straordinarie vacanze di Violetta
 La vetrina dell'orefice, S
 Seguendo una lira
 Il carretto del mercante
 Daddi e Giogi
 Il signor Serafino, i
 Il diario di Giulietta
 Giulietta ha preso zero 
 Giulietta se ne va
 Pierpaola
 Priscilla
 L'età acerba
 Trovar marito, 
 Gli eredi del circo Alicante  Aniceto o la bocca della verità fu pubblicato postumo rivisto e completato a cura di Giancarla Mursia Re.  

Scrittrici italiane






































Nei meandri della mia memoria, che è molto affollata ma, per fortuna, ancora vivida, ho ripescato i nomi di alcune grandi scrittrici italiane e le ho associate a mie pasate e più recenti letture.

Stella mattutina (Ada Negri) 
Io vedo – nel tempo – una bambina.
Scarna, diritta, agile. Ma non posso dire come sia, veramente, il suo volto: perché nell’abitazione della bambina non v’è che un piccolo specchio di chi sa quant’anni, sparso di chiazze nere e verdognole; e la bambina non pensa mai a mettervi gli occhi; e non potrà, più tardi, aver memoria del proprio viso di allora.
 L’abitazione della bambina è la portineria d’un palazzo padronale, in una piccola via d’una piccola città lombarda. Nel palazzo non vi sono che due inquilini, occupanti alcune stanze del secondo piano: un vecchio pensionato, magro, con la sua governante Tereson: una vecchia signora, grassa, che ogni mese cambia domestica. Il resto è tutto abitato dai padroni: gente ricca, gente nobile.
Quando rientrano in carrozza dalla passeggiata, bisogna spalancare il cancello del portone; e, siccome la nonna (custode della portineria) è troppo indebolita dagli anni, è la bambina settenne che deve farlo. Non ha mai pensato, naturalmente, che tale atto le possa essere d’umiliazione; ma non lo compie volentieri.
 (…) Qualche anno dopo, la bambina, diventata più grandetta, ma rimasta selvatica ed avida di mirifiche storie, trova in un ripostiglio un fascio di romanzi di Alessandro Dumas padre: da «I tre Moschettieri» ad «Angelo Pitou».
 Vecchi libracci, ingialliti, cincischiati, rosicchiati agli angoli, mancanti di pagine qua e là: non importa. Le è come salire in un bastimento e traversare il mare.
 Legge, legge, legge. Arruffa e precipita i cómpiti di scuola, per leggere. Respira nella favola. Un senso di letizia, di benessere pieno, ad ogni nuova lettura rinsanguato, si diffonde in lei…..    

La Grande Festa (Dacia Mariani) 

Un libro in cui il passato si intreccia  al presente. Un libro che accoglie le persone care che hanno segnato la sua vita con l’amore dato e ricevuto, e oggi continuano a vivere nel “giardino dei pensieri lontani”: la sorella Yuki, il padre Fosco, il grande amore Alberto Moravia, il carissimo amico Pier Paolo Pasolini, l’ultimo compagno Giuseppe Moretti, rapito troppo giovane da una malattia crudele. Un libro intenso e appassionato che mescola affetti privati e pubblici, in cui la memoria diventa l’occasione per comprendere quanto siano unici e speciali i doni che ci vengono fatti dalle persone che amiamo. Perché chi non c’è più ha sempre qualcosa da dirci.


L’isola d’Arturo (Elsa Morante) 

Arturo Gerace è un bambino che si ritrova a crescere da solo, tutta la sua infanzia e adolescenza, sull’isola di Procida. La madre morì dandolo alla luce e di lei ha solo un ritratto che conserva gelosamente. Ogni sera Arturo, armato di Atlantide, progetta i suoi viaggi futuri con lo scopo di diventare come suo padre, il suo mito, che compie misteriosi viaggi in giro per il modo (motivo dei quali non può starsene a casa con suo figlio). Crescendo, Arturo scopre l’amore. Tutto cambierà quando suo padre sposerà un’altra donna e verranno a galla tutti i segreti che faranno crollare le “certezze assolute” su cui si fonda la vita di Arturo, che tra un’illusione ed un’altra cerca di proteggersi contro il mondo, per lui racchiuso nella sua amata isola.   

La Vita (Fabrizia Ramondino) (uscito due giorni dopo la sua morte) 
Un uomo di mare, senza nome né radici, approda in una remota provincia del sud Italia. Un paese spaccato in due da una Via che è come il mare, luogo di traffici e di trasformazioni, di avventure e di storie che s'intrecciano. Un mondo brulicante, fitto di pettegolezzi e memorie, riti arcaici e squarci di modernità: dove a reggere le fila di tutto è donna Rosita, figura misteriosa e potente, capace di ammantare di un'aura mitica la sua spregiudicatezza e l'intera vita del paese.   

L’utima casa prima del bosco (Francesca Sanvitale) 
Un uomo, senza identità e senza coscienza della Storia, si immerge in un archivio condominiale vecchio di settant'anni e rimane catturato da quel formicolare di vite, quasi cercasse le radici e le ragioni di un'esistenza senza scopo. Nella sua quotidianità entrano come ventate le liti domestiche di un passato remoto, i drammi delle persone vicine ma anche i grandi drammi delle guerre di ieri e di oggi, storie che hanno composto il passato comune e che ora compongono le sue giornate.   

Canne al vento (Grazia Deledda) 

Tutto il giorno Efix, il servo delle dame Pintor, aveva lavorato a rinforzare l'argine primitivo da lui stesso costruito un po' per volta a furia d'anni e di fatica, giù in fondo al poderetto lungo il fiume: e al cader della sera contemplava la sua opera dall'alto, seduto davanti alla capanna sotto il ciglione glauco di canne a mezza costa sulla bianca Collina dei Colombi. Eccolo tutto ai suoi piedi, silenzioso e qua e là scintillante d'acque nel crepuscolo, il poderetto che Efix considerava più suo che delle sue padrone: trent'anni di possesso e di lavoro lo
han fatto ben suo, e le siepi di fichi d'India che lo chiudono dall'alto in basso come due muri grigi serpeggianti di scaglione in scaglione dalla collina al fiume, gli sembrano i confini del mondo. Il servo non guardava al di là del  poderetto anche perché i terreni da una parte e dall'altra erano un tempo appartenuti alle sue padrone: perché ricordare il passato? Rimpianto inutile. Meglio pensare all'avvenire e sperare nell'aiuto di Dio. E Dio prometteva una buona annata, o per lo meno faceva ricoprir di fiori tutti i mandorli e i peschi della valle; e questa, fra due file di colline bianche, con lontananze cerule di monti ad occidente e di mare ad oriente, coperta di vegetazione primaverile, d'acque, di macchie, di fiori, dava l'idea di una culla gonfia di veli verdi, di nastri azzurri, col mormorìo del fiume monotono come quello di un bambino che s'addormentava...   

Le parole tra noi leggere (Lalla Romano) 
Questo romanzo - che può essere definito autobiografico, psicologico, che nell'analizzare la crescita del figlio diventa romanzo di formazione - è, in una parola, poliedrico. L’io narrante è una mamma, la stessa Lalla Romano per intenderci, sottile, quasi spaventata dal confronto, attenta ai piccoli dettagli, osservatrice precisa e quasi maniacale, che racconta suo figlio, il loro rapporto conflittuale, la lotta, la differenza, l'astio, la rivolta tra i due. P., il figlio protagonista, è sin da bambino un anarchico, indisponente, contemplativo, ermetico, intelligente, svogliato, testardo, arrabbiato persino. È un personaggio soprattutto polemico, in particolare con la madre - che invece appare apprensiva, intellettuale, viscerale -, e per questo è accattivante. Definito sin da bambino poeta, filosofo, pittore, nasconde in sé tutti i modi di essere che saranno formativi e corazze coriacee contro gli altri, contro la mamma.
Nella descrizione del carattere e degli atteggiamenti del figlio, non mancano da parte dell’autrice piemontese spazi di analisi introspettiva, i quali, a loro volta, si rifletteranno sulla descrizione del figlio. E la profondità freudiana che ne deriva è brillante, carica di veemenza, esplosiva; non c'è posto per il compromesso, per la finzione. È assente del tutto, infatti, l'aspetto del gioco, della dissimulazione, mentre è solamente palese la natura intima della confessione. Si consuma così un’autobiografia viscerale, straziante quanto lucidissima.    

Ti ho sposato per allegria (Natalia Ginzburg) 



Pietro e Giuliana sono sposati da una settimana, dopo solo un mese che si conoscono. Pietro, avvocato, è di solida condizione sociale, abituato a una vita borghese, pacata e regolare, mentre Giuliana è una spiantata, indolente e pasticciona, scappata di casa a diciassette anni, un po' svitata ma molto simpatica. Riuscirà a durare il loro matrimonio? Supererà la prova del fuoco di un pranzo «di famiglia» con la madre di Pietro? 



Niente e così sia (Oriana Fallaci)   

«La vita cos’è, Francois?»
«Non lo so. Ma a volte mi domando se non sia un palcoscenico dove ti buttano di prepotenza, e quando ti ci hanno buttato devi attraversarlo, e per attraversarlo ci sono tanti modi, quello dell’indiano, quello dell’americano, quello del vietcong…»
«E quando l’hai attraversato?»
«Quando l’hai attraversato, basta. Hai vissuto. Esci di scena e muori.»
«E se muori subito?»
«È lo stesso: il palcoscenico puoi attraversarlo più o meno alla svelta. Non conta il tempo che ci metti, conta il modo in cui lo attraversi. L’importante, quindi, è attraversarlo bene.»
«E cosa significa attraversarlo bene?»
«Significa non cadere nel buco del suggeritore. Significa battersi. Come un vietcong. Non lasciarsi sgozzare, non addormentarsi al sole, non paralizzarsi nella puntura, non chiacchierare e basta come fanno gli ipocriti e, tutto sommato, anche noi. Significa credere in qualcosa e battersi. Come un vietcong.»
«E se sbagli?»
«Pazienza. L’errore è sempre meglio del nulla.»

Emilio Salgari


Ho sempre amato la narrativa avventurosa, fantascientifica ed il giallo, non disdegnando altri generi letterari tranne quello marcatamente rosa (mi ha sempre annoiato). 
La mia infanzia di lettrice è iniziata con caffellatte e Giulio Verne e merenda ed Emilio Salgari. Di quest’ultimo autore avevo l’intera collezione dei libri del ciclo “I pirati della Malesia” che, ricordo benissimo avevano tutti la quasi totalità della  copertina disegnata a strisce gialle e nere a ricordare la pelle di una tigre. 
Chi era Salgari? 
Emilio Salgari nacque a Verona nel 1862. Intraprese  gli studi nautici ma non li portò mai a termine anche se si fece chiamare, per tutto il resto della vita “capitano” L’unico viaggio che riuscì a compiere realmente fu una specie di noiosa spola, durata tre mesi, su e giù per l’Adriatico a bordo dell’Italia Una. Ma ciò bastò a far scaturire tutta la sua fantasia che lo rese uno degli scrittori più celebri del mondo. 
Il suo primo lavoro edito fu un racconto in quattro puntate, I selvaggi della Papuasia, scritto a vent’anni e pubblicato su un settimanale milanese, ma il personaggio più importante della sua produzione, Sandokan, la “tigre della Malesia”, fece capolino, a  puntate, sul giornale veronese «La nuova Arena» a partire dal 1883. La sua prima opera, la scrisse  nel 1887: La favorita del Mahdi. Dalla quale derivò la produzione romanzesca fatta di 80 opere, distinte in vari cicli avventurosi, e l’invenzione di altri personaggi di grande successo, come il Corsaro Nero, questa volta eroe dei mari occidentali. 
Nel 1892 sposò Ida Peruzzi, donna continuamente affetta da disturbi di salute mentale, e si trasferì con la famiglia a Torino. 
Salgari stesso affrontò  diversi disturbi fisici e presto anche notevoli ristrettezze economiche. 
Nel 1910 , l’aggravarsi della malattia della moglie lo portò a tentare il suicidio. Quando la sua Ida fu ricoverata definitivamente in manicomio, Salgari si tolse la vita (25 aprile 1911).   

I romanzi   principali romanzi di Emilio Salgari sono raccolti in cicli: 

 Il ciclo dei "Pirati della Malesia"
I misteri della jungla nera (1895)
Le Tigri di Mompracem (1900)
I Pirati della Malesia (1896)
Le due tigri (1904)
Il Re del Mare (1906)
Alla conquista di un impero
(1907)
Sandokan alla riscossa (1907)
La riconquista del Mompracem (1908)
Il Bramino dell'Assam (1911)
La caduta di un impero (1911)
La rivincita di Yanez (1913)




Il ciclo dei "Pirati delle Antille"
Il Corsaro Nero (1898)
La Regina dei Caraibi (1901)
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (1905)
Il figlio del Corsaro Rosso (1908)
Gli ultimi filibustieri (1908)
Il ciclo dei "Corsari delle Bermude"
I corsari delle Bermude (1909)
La crociera della Tuonante (1910)
Straordinarie avventure di Testa di
Pietra (1915)
Il ciclo delle "Avventure nel Far West"
Sulle frontiere del Far West (1908)
La Scotennatrice (1909)
Le selve ardenti (1910).

Sveva Casati Modignani







Sveva Casati Modignani presenta il suo ultimo libro "Léonie", lunedì 16 luglio, presso la Libreria Mondolibri di Piazza Buonarroti, 25 a Milano. . Ore 18, Libreria Mondolibri di Milano - Piazza Buonarroti, 25
 





Léonie

La famiglia Cantoni vive alle porte di Milano in una grande casa da dove gestisce la prestigiosa azienda familiare che da generazioni ormai si occupa di rubinetterie. E’ una famiglia dalle personalità lineari e semplici da comprendere in apparenza.
In realtà ognuno dei suoi componenti nasconde dei segreti che hanno segnato il suo animo. Ma una delle leggi non scritte di questa famiglia è tacere i problemi, non parlarne e far finta che non esistano.
Léonie Tardivaux è una ragazza francese che arriva in Italia senza un soldo e sposa Guido Cantoni, unico nipote della matriarca della famiglia. La ragazza riuscirà ad integrarsi nella famiglia e con le sue regole del silenzio, mantenendo segreto il motivo per cui un giorno all’anno scappa da tutto rifugiandosi in un romantico hotel sul lago.

Forse non tutti sanno che dietro lo pseudonimo di Sveva Casati Modignani si cela una coppia: Bice Caitati (Milano 13 luglio 1938) e suo marito Nullo Cantaroni (Milano 27 agsto 1928 – Milano 29 novembre 2004). La prima pubblicazione di un romanzo risale al 1981 e Bice ha continuato ad usare il nome d'arte anche dopo il 2004 quando è deceduto il  marito.
Romanzi:
Anna dagli occhi verdi, Milano, Sperling & Kupfer, 1981
 Il barone, Milano, Sperling & Kupfer, 1982 
 Saulina (Il vento del passato), Milano, Sperling & Kupfer,1983
 Come stelle cadenti, Milano, Sperling & Kupfer, 1985 
 Disperatamente Giulia, Milano, Sperling & Kupfer, 1986
 Sotto il segno della vergine. Un giallo d'amore, Milano, Rizzoli periodici, 1986
Donna d'onore, Milano, Sperling & Kupfer, 1988
 E infine una pioggia di diamanti, Milano, Sperling & Kupfer, 1989. 
Lo splendore della vita, Milano, Sperling & Kupfer, 1991
Il cigno nero, Milano, Sperling & Kupfer, 1992 
Come vento selvaggio, Milano, Sperling & Kupfer, 1994
Il corsaro e la rosa, Milano, Sperling & Kupfer, 1995
Caterina a modo suo, Milano, Sperling & Kupfer, 1997
Lezione di tango Milano, Sperling & Kupfer, 1998
Vaniglia e cioccolato, Milano, Sperling & Kupfer, 2000
Vicolo della Duchesca, Milano, Sperling & Kupfer, 2001 
6 aprile '96, Milano, Sperling & Kupfer, 22003 
Qualcosa di buono, Milano, Sperling & Kupfer, 2004
Rosso corallo, Milano, Sperling & Kupfer, 2006 
Singolare femminile, Milano, Sperling & Kupfer, 2007
Il gioco delle verità, Milano, Sperling & Kupfer, 2009
Mister Gregory, Milano, Sperling & Kupfer, 2010. 
Un amore di marito, Milano, Sperling & Kupfer, 2011. 

Andrea Villani

Ho avuto, di recente, l’occasione di incontrarlo e di stringergli la mano, è uno scrittore simpatico ed eclettico, è: Andrea Villani 
Andrea Villani ha vissuto a Londra, Caracas, Parma e S. Josè di Costa Rica. Ora vive in Emilia dove è nato nel 1960. Ha scritto per il teatro e pubblicato diversi racconti per antologie, riviste e quotidiani tra i quali Gazzetta di Parma, La Repubblica e Giallo Mondadori. Ha scritto e interpretato reading tra i quali "Noir Tropical Reading" con le musiche di Flavio Ferri (Delta V) e le istallazioni fotografiche di Lucia Leuci. E' responsabile cultura della rivista "Terre Verdiane News", è stato direttore esecutivo dello Psicofestival (direzione scientifica di Gabriele La Porta) e direttore artistico e conduttore dei talk show televisivi Diciottoeventi (TV PARMA) e Noveventi. Ha pubblicato, con Todaro, il romanzo noir "La notte ha sempre ragione" e "La strategia del destino" con Mursia Editore. E' ospite opinionista a Rai2, a Rai Notte, a TV Circuito 5 Stelle e a Rai Radio 2. Conduce il programma radiofonico FUORI ARGOMENTO per RPR.
Nel novembre 2011 è andato in scena per la prima volta, al Teatro Europa di Parma, il suo ultimo lavoro teatrale "Lutring!" interpretato da Giorgio Biavati e musicato dal maestro Elio Baldi Cantù.
Il 12 marzo 2012 è uscito nelle librerie il romanzo biografico:
 "Luciano Lutring: la vera storia del solista del mitra"    
   
 Un giallista e (l’ex) «nemico pubblico numero uno»: un’inedita coppia sbarca in libreria con "Luciano Lutring, la vera storia del solista del mitra" (Mursia), raccontata da Andrea Villani, che mette in scena la ligera milanese degli anni ’60 e il suo interprete principale in un romanzo biografico. “Luciano è stato, sì, un criminale, un bandito, ma anche un uomo capace di insegnare il senso della vita - spiega l'autore - e di testimoniare emozioni, dolori, sentimenti, l’abisso e la rinascita”. Andrea Villani presenterà il libro - insieme a Gabriele La Porta - a Roma, giovedì 24 maggio alle 18 presso la Libreria Odradek (via dei Banchi Vecchi).   “Tra me e Andrea Villani è nato subito un vincolo che va oltre il rapporto professionale e che nel tempo è diventato un vero e proprio sodalizio artistico - scrive nella prefazione Luciano Lutring -. Ci sono persone che, quando si conoscono, capiscono di avere qualcosa in comune anche se la loro storia, e le loro vicissitudini, sono molto diverse”. L’autore di cento incredibili rapine (banche e gioiellerie soprattutto) per oltre 30 miliardi di lire, ricercato dalla polizia italiana e francese, amante delle belle donne, delle fuoriserie, degli alberghi lussuosi, «audace e contenuto, elegante, ma anche sopra le righe» è qui ritratto da Villani con affettuoso rispetto dalle prima rapina con una Smith & Wesson scarica in un ufficio postale (dove era entrato solo per pagare una bolletta) ai temerari colpi messi a segno con le sue bande prima e, poi, da solo sino agli anni trascorsi nelle galere italiane e francesi e al tentativo di suicidio in carcere.
Una vita spericolata attraversata da grandi amori per le sue donne (Yvonne, Dora, Flora, le sue gemelle) e da grandi affetti (i suoi genitori, gestori fianco a fianco di una latteria in via Novara malgrado la laurea in farmacologia dell’algida madre, Elvira, giovanissima vedova di guerra quando incontra Ignazio Lutring, immigrato ungherese, peso leggero di boxe) e da grandi dolori (la morte dell’unico figlio maschio Mirko, fulminato nel 1991 da un cavo dell’alta tensione penzolante) che ha ora trovato nella pittura e nella scrittura un nuovo fortunato capitolo. 
   
Dalla mente di Andrea:

Romanzi
  •  Malvasia Tropicale. Parma, Battei, 2006
  • .  La notte ha sempre ragione. Lugano, Todaro Editore, 2007
  • Il cielo sotto - viaggio insolito, obliquo e sentimentale nelle terre verdiane. Piombino (LI), Il Foglio Editore, 2008 
  • Questo sangue - l'ultima rapina di Luciano Lutring. Lainate (MI), A.Car Edizioni, 2008.  
  • La strategia del destino. Milano, Mursia (Gruppo Editoriale), 2010. 
  • Luciano Lutring - La vera storia del solista del mitra. Milano, Mursia (Gruppo Editoriale), 2012.   

 Racconti  
  •   Cinghiali, in Gli occhi dell'Hydra. Domino Edizioni 2007 
  • Progetto Atlantide, online su Bologna La Repubblica.it ). 2007 
  • Alice, in Tutto il nero del ducato. Eumeswil - Sottovoce Editore 2008 
  • Passo Lento e Domani guadagnerò un altro confine, in Pagina della Cultura su La Gazzetta di Parma del 2 marzo 2008

 Teatro  





 Per il teatro ha scritto e diretto: 

  •   Mille e non più mille (2002) 
  • Alla corte di Sancio Panza (2004) 
  • Lutring! (2011)   


Alla prossima Andrea.

VALERIO VARESI

Valerio Varesi è nato a Torino l’8 agosto del 1959 ma a tre anni si è trasferito nella citta natale dei genitori: Parma.  

Si è laureato in filosofia a Bologna e nel 1985 ha iniziato la carriera di giornalista scrivendo su diversi quotidiani e riviste fino ad approdare alla redazione de “ La Repubblica”. Nel 1998 pubblica il suo primo romanzoUltime notizie di una fuga, in cui compare la figura del commissario Soneri,  personaggio in cui l’autore  riflette un po’ 
se stesso, salito all’apice della notorietà grazie anche alle  serie TV Nebbie e delitti (con Luca Batbaresci e Natasha Stefanenko) Tra i vari riconoscimenti e premi vinti sono da annoverare: il Premio Franco Fedeli e il Premio del Giallo e del Noir Mediterraneo con il romanzo: Oro, incenso e polvere 
Nel 2009 il premio alla carriera Lama e Trama (Per avere impresso al giallo italiano suggestioni paesaggistiche e complessità psicologiche degne della grande letteratura). Nel 2010 vince il Premio Serravalle Noir. Nel 2011 è finalista al Premio CWA International Dagger con il romanzo: River of Shadows, versione inglese di: Il fiume delle nebbie e vince il premio del Festival del Giallo e del Noir Mediterraneo con il romanzo: E' solo l'inizio, commissario Soneri.

Per conosce meglio Valerio ed il suo Soneri, propongo alcune frasi da una sua intervista. : 
 Domanda: 
 “Come è nato il Commissario Soneri?” 
 Valerio
"Dopo avere scritto molto pubblicando solo su riviste e quotidiani, mi sono trovato per le mani un caso di cronaca che avevo raccontato nel mio lavoro di giornalista: la vicenda Carretta. Siccome era un giallo, l’ho trattata come tale, ma a quel punto avevo bisogno di un investigatore. Soneri è nato in quel momento" 
 Domanda: 
 “Soneri ama la nebbia e la notte ;pare un eroe romantico indissolubilmente legato alla sua terra ed allo scorrere del Po. Perchè questa caratterizzazione?
Valerio
"Dovevo decidere se costruire un personaggio diverso da me o vicino a me. Ho scelto questa seconda strada che mi permetteva di stare in presa diretta con ciò che raccontavo. E’ un commissario un po’ atipico caratterizzato dal suo incedere induttivo. C’è un po’ di Maigret, ma anche un po’ di Chandler nella caratterizzazione romantica dell’uomo solo che lotta col caos. E’ anche un uomo che abita le sue zone come un animale sta nel suo habitat. Ora, queste zone sono anche le mie e soprattutto è la parte di mondo che conosco meglio. Scrivo storie di provincia, ma non provinciali". 
 Domanda
“Soneri è " un segugio" , le sue indagini si svolgono più seguendo l'intuito, l'istinto e le sensazioni che affidandosi alle tecniche scientifiche. Perchè questa scelta?”   
 Valerio
"Trovo noiosissime le storie fatte di microscopi, luminol e squartamenti anatomopatologici. La letteratura non è un manuale di medicina legale. Del resto Soneri non rinuncia alla scienza, semplicemente la lascia ai suoi colleghi: Nanetti per la polizia scientifica e Juvara per le indagini elettroniche. Oggi c’è l’erronea convinzione che la scienza risolve i casi, ma non è così. I casi li risolvono i magistrati e gli investigatori che hanno capacità e idee. Soneri è induttivo, va dal particolare all’universale e ha naso, intuizioni investigative. Quelle che spesso mancano agli investigatori di oggi". 
 Domanda
“Perchè ad ogni nuovo libro Soneri sembra sempre più deluso,disilluso, scoraggiato?   Valerio
"Basta guardare come declina l’Italia e la risposta è già tutta lì. Aveva sognato un Paese diverso e si ritrova alle prese con lo sfascio e il ribaltamento dei valori dell’Italia berlusconiana. Penso che ce ne sia abbastanza per essere incazzati".

 Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità, il resto ovvero amare o no questo scrittore dipende dai vostri gusti e potrete scoprirlo solo leggendo qualche suo libro.

  1998 Ultime notizie di una fuga, Mobydick 
 2000 Bersaglio, l'oblio, Diabasis 
 2002 Il cineclub del mistero,Passigli  
 2003 Il labirinto di ghiaccio,Monte Università Parma  
 2003 Il fiume delle nebbie, Frassinelli  
 2004 L'affittacamere, Frassinelli  
 2005 Le ombre di Montelupo, Frassinelli  
 2006 A mani vuote, Frassinelli  
 2007 Le imperfezioni, Frassinelli  
 2007 Oro, incenso e polvere, Frassinelli   
 2008 La casa del comandante , Frassinelli  
 2008 Mussolini, in AA.VV., Il gusto del delitto (antologia di racconti gialli), Leonardo Publishing. 
 2009 Il paese di SaimirEdizioni Ambiente  
 2009 Il Commissario Soneri e la mano di Dio, Frassinelli  
 2010 "E' solo l'inizio, commissario Soneri", Frassinelli  
 2011 Africa, Graphe.it edizioni  

Giulio Verne


Jules Verne nacque l’8 febbraio del 1828 a Nantes, nella Francia occidentale e morì il 24 marzo 1905 ad Amiens.

Oggi è considerato, non solo uno dei maggiori autori di libri per ragazzi ma, uno dei fondatori della fantascienza moderna. I suoi racconti ambientati nell'aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari pullulano di invenzioni scientifiche che, prese quali modelli ed esempi hanno ispirato molti oggetti, apparecchiature e “marchingegni” che attualmente fanno parte della nostra quotidianità.
E’ stato uno dei primi scrittori di cui, da bambina, ho letto quasi tutte le opere e ciò ha molto condizionato le mie successive scelte e contribuito ad acuire la mia fantasia. Grazie Verne.
 

Dalla sua fantasia:
 
Viaggi straordinari 
 
1861: L’Ocie Robinson (opera incompiuta pubblicata nel 1991)
1863 Cinque settimane in pallone ( da questo romanzo iniziò il successo)
1863: Parigi nel XX secolo (ma edito postumo solo nel 1994)
1864: Il conte di Chanteleine
1864: Viaggio al centro della Terra
1865: Dalla Terra alla Luna
1867: Le avventure del capitano Hatteras  ubblicato in due parti Les Anglas au Pòle Nord (1866) e Le Desert de glacee (1866)
1868: I figli del capitano Grante
1870: Intorno alla Luna
1870: Ventimila leghe sotto i mari, pubblicato in due parti (1869 e 1870)

1871: Una città galleggiante e Les Forceus de blocus
1872: Avventure di tre russi e tre inglesi nell’Africa australe, pubblicato a puntate in Magasin d'Éducation et de Récréation
1873: Il paese delle pellicce
1873: Il giro del mondo in 80 giorni
1874: L’isola misteriosa pubblicato in tre parti: Les naufragés de l’air(1874), L’Abandonné (1875) et Le secret de l’île (1875)
1874: Il dottor Oss
1875: I naufraghi del Chancellor
1876: Michele Strogoff
1877: Le Indie nere 
1878: Le avventure di Ettore Servadac
1878: Un capitano di quindici anni
1878: Le tribolazioni di un cinese in Cina
1879: I cinquecento milioni della Begun
1879: I ribelli del Bounty
1879: La casa a vapore
1881: La Jangada. Ottocento leghe sul Rio delle Amazzoni.
1881: Dix herues en chasse pubblicato con il raggio verde 
1881: Il raggio verde
1882: La scuola dei Robinson
1883: Keraban il testardo
1884: Archipel en feu
1884: La stella del Sud
1884: Frritt-Flacc (racconto) pubblicato con Un biglietto della lotteria 
1885: Mathias Sandorf
1886: Robur il conquistatore
1886: Un biglietto della lotteria
1887: Nord contro Sud
1887: La strada per la Francia
1887: Gil Braltar pubblicato con la strada per la Francia 
1888: Due anni di vacanze
1888: Famiglia senza nome
1889: Il Castello dei Carpazzi
1889: Il mondo sottosopra
1890 :César Cascabel  
1891: La giornata di un giornalista americano nel 2890
1891: Mistress Branican
1892: Le Chauteau des Carpanthes
1893: Claudius Bombamarc
1893: Avventure di un ragazzo
1894: Le mirabolanti avventure di mastro Antifer
1895: L’isola a elica
1896: Clovis Dardentor
1896: Di fronte alla bandiera
1897: La sfinge dei ghiacci
18988: Il superbo Orinoco
1899: Il testamento di uno stravagante
1900: Seconda patria
1901: Le pilote du Danube
1901:Le fantasie di Jean Marie Cabidoulin   
1901Il villaggio aereo  
1902: I Fratelli Kip
1903: Borse da viaggio
1904: Il padrone del mondo
1904: Un dramma in Livonia
1905: Il faro in capo al mondo
1905: L’invasione del mare
1906: Il vulcano d’oro  uscito postumo, scritto col figlio Michael Verne
1907  L’agenzia Thompson & C uscito postumo, scritto col figlio Michael Verne
1909 Caccia alla meteora uscito postumo, scritto col figlio Michael Verne
1910: Il segreto di Wilhelm Storitz  - uscito postumo, scritto col figlio Michael Verne
+ 14 Romanzi non compresi nei Viaggi straordinari 
 + 12 Romanzi usciti postumi[
 

John Le Carré

John Le Carré nasce nel 1931, da Richard Thomas Archibald Cornwell e  Olive "Gassy" Cornwell, in una cittadina del Dorset: Poole. 
Nel 1948 si iascrive all’università di Berna per studiare le ingue straniere ma poi cambia indirizzo e torna ad Oxford, al Lincoln College, dove ottiene la laurea in letteratura tedesca. Per due anni insegna all’Eton College ma nel 1959 diviene funzionario del Foreing Office (Ministero degli Esteri britannico). Il suo primo incarico è a Bonn, quale Secondo Segretario dell’Ambasciata inglese poi viene trasferito al Consolato di Amburgo con l’incarico di Consigliere politico. E’ in questi anni che viene reclutato dall’ MI6 Il suo primo romanzo, "Chiamata per il morto", lo scrive nel 1961, quando ancora era in servizio. Le Carrè nella sua carriera letteraria sfrutta le sue conoscenze lavorative, infatti, quasi tutti i suoi romanzi appartengono ai filoni dello spionaggio e del thriller , in particolar modo al periodo della Guerra Fredda.
Alcuni titoli.
  
Chiamata per il morto  (titolo originale "Call for the Dead"), uscito in Italia nel 1961 (edizioni Oscar Mondadori, 2001) 
Trama:  
il romanzo narra di Fennan, alto funzionario statale britannico apparentemente suicidatosi in circostanze non molto chiare poco dopo l'incontro con Smiley, incaricato di verificarne la lealtà in seguito a una denuncia anonima delle simpatie giovanili di sinistra della vittima. Indagando sul misterioso suicidio Smiley scopre che Fennan aveva chiesto la sveglia telefonica per il mattino successivo al giorno in cui è morto e che la lettera anonima è stata scritta con la macchina da scrivere che trova in casa del morto. Due strani fatti che lo portano a sospettare che non si tratti di suicidio e con l'aiuto di un poliziotto inizia a indagare sino all'epilogo che lo ferirà negli affetti. Fanno contorno una vedova misteriosa e originale, un vecchio compagno del tempo di guerra che si rivela essere ora un avversario, una moglie bella e infedele, le vicende in continua evoluzione del MI6col quale Smiley non va molto d'accordo e le nascenti reti di spionaggio messe in opera sul suolo inglese dai paesi d'oltre cortina
 
La spia che venne dal freddo è il più noto romanzo dello scrittore, grazie anche all’omonimo film, da esso tratto, interpretato da Richard Burton. 

Trama :

 La storia dell'ultima, pericolosa missione di Alec Leamas, un agente segreto, stanco e disilluso, che vuole disperatamente concludere la sua carriera di spia. Tutti i suoi migliori agenti sono stati scoperti e uccisi dal nemico e presto potrebbe venire anche il suo turno. Esiste un solo modo per uscire definitivamente dal giro: partecipare alla pericolosissima missione che gli propone Smiley.



La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy) è un romanzo del 1974 Questo libro è il primo della così chiamata Trilogia di Karla, pseudonimo del KGB russo  (gli altri libri della serie sono L’onorevole scolaro e Tutti gli uomini di Smiley). 

Trama:  
Più che un sospetto è una certezza: ai vertici dei servizi segreti inglesi c'è un traditore. Un finto amico che fa il gioco del nemico e che è assolutamente necessario smascherare il più in fretta possibile per la sicurezza della Gran Bretagna e dell'intero occidente. Esiste solo un uomo capace di snidare la talpa: George Smiley. Stretto in una rete di menzogne e di dissimulazioni, deve scovare il peggiore dei nemici proprio tra coloro con cui ha diviso una vita di lavoro e di pericoli.   


Il sarto di Panama La fine improvvisa della Guerra Fredda, mette in crisi tutto il genere, non risparmiando neppure l'autore inglese, che sembra incapace di trovare una nuova vena creativa. Tuttavia, con Il sarto di Panama 1996e Il giardiniere tenace 2001 dove si ispira ad una  vicenda realmente accaduta, ritorna al successo

Trama: 
Il Novecento sta per chiudersi e Panama è in subbuglio: 31 dicembre 1999, infatti, il Canale è destinato a tornare sotto la completa sovranità panamense. Questo è l'unico dato certo. Per il resto, nessuno sa cosa succederà: qualcuno vuole fare di Panama la Disneyland dell'America Latina; qualcuno progetta di costruirvi lo zoo più grande del mondo; qualcun altro pensa che anche i Paesi vicini scaveranno i loro canali e per Panama sarà la crisi... Gli interessi in gioco, insomma, sono molti, e non tutti puliti. In questo scenario torbido e complicato si muove Harry Pendei, sarto dalla bravura leggendaria ricercato dagli uomini più potenti del Paese per i quali cuce su misura abiti perfetti. Narcotrafficanti, capi dell'esecutivo, ministri e presidenti: tutti passano dal suo atelier. E mentre prende le misure o prova i capi, Harry finisce per essere il loro confidente. Ecco perché Andrew Osnard, spia inglese, un giorno entra nel suo negozio e lo lega a sé con un ricatto sottile...   

Perchè si scrive?



Le opinioni di questi scrittori sono tratte da un articolo uscito su La Repubblica.it (04/01/11) 

Shalom Auslander 
Per evitare di uccidere me e/o gli altri. Per ora sta funzionando. Per ora.







Andrea Camilleri
Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale.
Scrivo perché non so fare altro.
Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti.
Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato.

Scrivo perché mi piace raccontarmi storie.
Scrivo perché mi piace raccontare storie.
Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra.
Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto.



Umberto Eco
Perché mi piace.





Nathan Englander

Scrivo per fare un po' d'ordine nel caos.









Ken Follett
Quando mi sveglio la mattina la prima cosa che penso è di scrivere la prossima scena del mio libro. È quello che mi diverte di più. È fantastico dedicarsi a qualcosa che uno sa di fare bene. Mi diverto scrivendo, ma "divertirsi" è una parola che non dà del tutto l'idea. L'atto di scrivere mi appassiona. Coinvolge tutto il mio intelletto, le mie emozioni e comprende tutto quello che so del mondo e di come funziona l'essere umano. Tutto fa parte della sfida per accattivare i miei lettori. Il mio lavoro mi assorbe totalmente.


Mark Haddon
Fiction, poesia, teatro, pittura, disegno, fotografia... in realtà non importa.
Un giorno che non riesco a fare qualcosa, per piccola che sia, mi sembra un giorno sprecato.
Una settimana senza creare nessun tipo di arte mi risulta assolutamente dolorosa.
A volte può sembrare una benedizione essere così, sapere con tanta certezza quello che voglio fare. 
Ma spesso è una sofferenza perché sapere ciò che vuoi non è lo stesso che sapere come fare.
Potrei essermi dedicato a qualsiasi altra cosa, salvo che non mi sento in condizione.
Odio che mi dicano quello che devo fare e quando devo farlo, anche se mi diverto in compagnia, ho bisogno di trascorrere diverse ore al giorno da solo, a pensare soltanto.
Per questo non sono mai riuscito a conservare un lavoro "vero" per più di sei settimane.
Perché scrivo? L'unica risposta è perché non posso fare altro.



Adam Haslett
Scrivo per viaggiare nelle vite degli altri.





Javier Marías
Come ho già detto in molte occasioni, scrivo per non avere un capo e non vedermi obbligato ad alzarmi presto. 
Ma anche perché non ci sono molte altre cose che sappia fare e lo preferisco e mi diverte più che tradurre o insegnare, cose che, all'apparenza, sì so fare. O sapevo fare, sono occupazioni del passato.
Scrivo anche per non dovere quasi niente a quasi nessuno e per non dover salutare chi non voglio salutare.

Perché credo di pensare meglio davanti alla macchina da scrivere che in qualsiasi altro luogo o situazione.
Scrivo romanzi perché la fiction ha la facoltà di insegnarci ciò che non conosciamo e ciò che non è dato, come dice un personaggio del romanzo che ho appena concluso. E perché l'immaginario aiuta molto a comprendere quello che ci accade, che si è soliti chiamare "realtà".
Quello che non faccio è scrivere per esigenza. Potrei trascorrere anni tranquillo senza scrivere una riga. Ma in qualcosa bisogna occupare il tempo ed è necessario guadagnare qualche soldo. Scrivo anche per questo.

Colum McCann
Scrivo perché il mondo non è ancora compiuto e le storie non sono state raccontate tutte: l'abilità di scrivere è nell'immaginare che i fatti continuano ad accadere e che esistono ancora infinite storie.



Patrick McGrath
Scrivo per dare forma alle creazioni della mia immaginazione che altrimenti morirebbero nel silenzio e nel buio.













Stefan Merrill Block
Scrivo perché la scrittura è l'unico posto dove sento di avere un senso.








Amélie Nothomb
Mi chiedono perché ho scelto di scrivere. Io non l'ho scelto. È la stessa cosa che innamorarsi. Si sa che non è una buona idea e uno non sa come ci è arrivato, ma quanto meno deve provarci. Gli si dedica tutta l'energia, tutti i pensieri, tutto il tempo. Scrivere è un atto e, come l'amore, è qualcosa che si fa. Non se ne conoscono le istruzioni per l'uso così si inventa perché necessariamente devi trovare un mezzo per farlo, un mezzo per riuscirci.



Valeria Parrella
È la mia sacca di libertà. È l'unico momento in cui mi sento veramente libera. Quando scrivo non mi faccio nessun tipo di scrupolo: non penso mai se posso o non posso dire una cosa che voglio dire. Ed è l'unico caso in cui mi comporto così. Questo motivo è pre pubblicazione quindi credo sia quello di fondo. Poi possiamo parlarne per mesi.

Wole Soyinka


Vari anni fa, mi trovai a dover rispondere alla stessa domanda per il giornale francese Libération. In quell'occasione, dissi: "Credo che sia per quell'essere masochista che porto dentro di me". Da allora, non ho avuto alcun motivo di cambiare risposta.








Antonio Tabucchi
Preferirei formulare la domanda così: perché si scrive? Tempo fa, quando ero giovane ascoltai Samuel Beckett rispondere: "Non mi rimane altro". Le risposte possibili sono tutte valide, ma con un punto interrogativo. Scriviamo perché temiamo la morte? Perché abbiamo paura di vivere? Perché abbiamo nostalgia dell'infanzia? Perché il passato è fuggito in fretta o perché vogliamo fermarlo? Scriviamo perché a causa della vecchiaia sentiamo nostalgia, rammarico? Perché vorremmo aver fatto una cosa e non l'abbiamo fatta o perché non dovremmo aver fatto qualcosa che abbiamo fatto e non avremmo dovuto? Perché stiamo qui e vogliamo stare lì e se stessimo lì non sarebbe stato meglio per noi restare qui? Come diceva Baudelaire: la vita è un ospedale dove ogni malato vuole cambiare letto. Uno crede che potrebbe guarire più in fretta se si trovasse accanto alla finestra e un altro pensa che starebbe meglio vicino al riscaldamento.

Adam Thirlwell

Scrivo perché non c'è piacere paragonabile a quello di inventare lettori immaginari.








Mario Vargas Llosa
Scrivo perché imparai a leggere da bambino e la lettura mi procurò tanto piacere, mi fece vivere esperienze tanto entusiasmanti, trasformò la mia vita in una maniera così meravigliosa che credo che la mia vocazione letteraria fu una sorta di traspirazione, di derivazione da quella enorme felicità che mi dava la lettura.
In un certo modo, la scrittura è stata come il rovescio o il completamento indispensabile della lettura, che per me continua a essere la massima esperienza di arricchimento, quella che più mi aiuta ad affrontare qualsiasi tipo di avversità o fallimento. D'altra parte, scrivere, che all'inizio è un'attività che si mischia alla tua vita con le altre, con la pratica diventa il tuo modo di vivere, l'attività centrale, quella che organizza del tutto la tua vita.
La famosa frase di Flaubert che sempre cito: "Scrivere è un modo di vivere". Nel mio caso è stato esattamente così. È diventato il centro di tutto ciò che faccio al punto che non concepirei una vita senza la scrittura e, ovviamente, senza il suo complemento indispensabile, la lettura.


 Nicoletta Niccolai (permettetemelo) 
 Scrivo, perché ho mille parole dentro l’animo che non riesco a pronunciare. 
 Scrivo, perché devo svuotare la mia mente colma d’immagini e di pensieri. 
 Scrivo, per donare a qualcuno la possibilità di condividere le mie fantasie. 
 Scrivo, per strappare un sorriso ad un bambino. 
 Scrivo, per far emozionare, piangere, gioire. 
 Scrivo, per dar pace a me stessa.