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Fantasmi romani (seconda parte)

VIA DEL PLEBISCITO 

Questa storia risale ai primi anni del Novecento ed, essendo ancora  vivi i figli del protagonista, una certa riservatezza è d'obbligo.
Un giovane signore, non ancora trentenne, passeggia lungo via del Plebiscito, a pochi passi da Largo Argentina, quando si accorge che un'anziana signora sta rischiando di essere travolta da un omnibus, una sorta di autobus a cavalli. Si lancia verso di lei, l'afferra per le spalle e, quasi certamente, le salva la vita. La vecchina, superata il primo spavento, l'invita a salire a casa sua a prendere un caffè, il giovane accetta volentieri e senza dover fare molta strada, il portone è proprio lì vicino al luogo dell'incidente, raggiunge l'appartamento che è al primo piano di un palazzo di recente costruzione. Viene ad aprire la porta la sorella gemella dell'anziana signora e, dopo una mezz'ora di piacevole conversazione, il giovane le saluta e torna a casa.
L'indomani, trovandosi a passare di nuovo, per ragioni di lavoro, in Via del Plebiscito, vede le persiane dell'appartamento delle due vecchine sprangate e così, di nuovo, il giorno dopo e quello dopo ancora. 
Incuriosito, più che preoccupato, il quarto giorno chiede al portiere dello stabile se le due sorelle siano per caso partite. "Sono morte due anni fa, caro signore", gli risponde quello dalla guardiola. "Impossibile!!!  sono stato a casa loro a prendere il caffè appena tre giorni fa!" esclama il giovane.
Di fronte alle insistenze dell'uomo, il portiere accetta di condurlo nell'appartamento: stanze vuote, odore di chiuso; insomma il silenzio tipico dell'abbandono. Ma su un tavolino, paurosamente s'impongono tre tazzine vuote di caffè.
Il protagonista della vicenda venne, poi, a sapere che le due sorelle erano morte praticamente nello stesso momento due anni prima. L'una, travolta da un omnibus e l'altra colta da un attacco di cuore, alla finestra di casa, nel vedere la sorella in strada, morente.

PONTE SANT'ANGELO   
Dice la tradizione che ogni anno, la notte dell'11 settembre, anniversario della sua esecuzione, si veda attraversare il ponte il fantasma di Beatrice Cenci, il cui corpo è sepolto a San Pietro in Montorio. Il ponte fu teatro nel primo Giubileo, quello del 1300, di una vera e propria carneficina involontaria. Pare che, a causa di un asino imbizzarrito, e dell'enorme folla che lo attraversava nei due sensi, per e da il Vaticano, ci furono oltre duecento morti fra i pellegrini, chi affogato nel Tevere, chi calpestato, chi soffocato.
Comunque, la meno nota e, forse, più romantica storia di fantasmi a ponte Sant'Angelo, risale al 410 d.C. Si tratta della leggenda del "barbaro innamorato", cui probabilmente si ispirò Borges in "Il barbaro e la prigioniera", spostando l'azione a Ravenna. In sostanza avvenne che un visigoto, al seguito di Alarico, giunto avanti alla mura di Roma, rimase colpito nel più profondo dell'animo dall'imponenza della Città eterna e, come colto da un'improvvisa e accecante passione, si "innamorò" di lei e decise di combattere per difenderla e non per distruggerla. Disprezzato dai suoi e non accettato dai romani, morì sul ponte, trafitto da una freccia (romana o barbara, chissà?). 
Il suo fantasma appare a notte fonda, solo se si è soli, si avvicina come a cercare un conforto, una parola di fiducia e scompare lentamente sullo sfondo del castello.

TORRE DELLE MILIZIE

La Torre delle Milizie risale all'undicesimo secolo e prende nome da una nobile famiglia del medioevo. Colpita da un fulmine nel 1300, ha perso il terzo ed ultimo livello, ma domina tuttora i Mercati Traianei. La leggenda, però, la vuole molto più antica, addirittura di epoca romana*; infatti è dalla sua cima che Nerone si sarebbe affacciato a suonare la lira mentre Roma bruciava. Se si sta bene attenti, nelle notti di luna piena ancora oggi è possibile vederne il fantasma nei pressi con una lira in mano e lo sguardo che riflette le fiamme (dell'inferno o dell'incendio?).
* Come al solito la leggenda prende consistenza dalla realtà: infatti il piano terra della torre risale in effetti all’epoca imperiale, quando fu innalzato per ospitare un distaccamento di cavalleria.

MURO TORTO

E’ difficile al giorno d'oggi, con il traffico angoscioso che tutti noi conosciamo, immaginare il Muro Torto, ovvero il tratto che partendo da Piazza del Popolo porta a Pincio, come era fino a solo duecento anni fa, ossia limite fra la città e la campagna. Eppure, con uno sforzo di fantasia e portandosi in zona in una notte senza luna e non prima delle due o tre del mattino, si può ritornare a quei tempi lontani, quando le mura avevano "appena" tre secoli di vita (contro i millesettecento e rotti anni che contano oggi) e i barbari rappresentavano il più grande pericolo per Roma. Siamo nel 536 d.C. e quel tratto di mura, che ancora oggi si chiama torto e all'epoca con un ancora più chiaro "ruptus", minacciava da anni di franare, ma nessuno - pur essendo la città assediata dai Goti di Totila - lo riparava in quanto era comune convinzione che fosse sotto la protezione personale e diretta dell'apostolo Pietro.
Qualunque fosse la verità, una cosa certa: né allora né mai, nel corso della plurimillenaria esistenza di Roma, un nemico è entrato in città dalla parte del muro "ruptus" o "torto" e già questo non è forse un miracolo? 
E i fantasmi? Ci sono e sono anche strettamente legati alla storia che vi ho appena narrato, anzi ne rappresentano l'altra faccia. Infatti per molti secoli, fino ad un passato relativamente recente, ai piedi del muro torto venivano seppelliti i corpi di coloro che non erano giudicati degni di riposare in terra consacrata (ossia prostitute, delinquenti, sospette streghe), quindi la zona era ed ancora sarebbe infestati dalle anime di defunti insoddisfatti e in attesa di una sepoltura cristiana e i loro lamenti, secondo alcuni, più che la protezione dell'Apostolo, furono il vero motivo per cui nessuno (fosse anche il barbaro e superstizioso nemico) si sia mai avvicinato troppo a quel tratto di mura. 
Ai piedi del Muro Torto furono sepolti i corpi di Targhini e Montanari, i due carbonari giustiziati (boia Mastro Titta) sotto Leone XII, il 23 novembre 1825. Una notte, una donna fu trovata svenuta per la paura: stava pregando le anime dei due giustiziati di darle un terno sicuro, quando aveva sentito un rumore alle spalle; voltatasi, aveva visto le ombre di Targhini e Montanari venirle incontro con la testa in mano.

PIAZZA SAN PIETRO IN VINCOLI
In una fredda notte d'inverno di alcuni anni fa ad un nottambulo capitò di vivere un'esperienza a dir poco inquietante: stava per imboccare la salita di S. Francesco di Paola, accanto a piazza San Pietro in Vincoli, quando gli sembrò di sentire un lamento provenire dalla piazza davanti a sé, poi silenzio.
Era appena entrata nella via, quando, questa volta alle spalle, sentì senza ombra di dubbio il rumore di un carro che si avvicinava a tutta velocità. Istintivamente si scansò, ma, benché il fragore lo superasse per svanire in fondo alla via, non vide assolutamente nulla.
Ma non era ancora finita: di nuovo udì, proveniente sempre dal centro della strada, il lamento di prima e poi, finalmente, tornò, profondo, il silenzio.
A questo punto, chiunque se ne sarebbe andato in tutta fretta, ma non così fece il nostro nottambulo, il quale si avvicinò al luogo da dove era venuto il lamento e non vide nulla, solo una grande pozza d'acqua, in cui inavvertitamente mise i piedi. Tornato a casa, nel levarsi le scarpe, le vide tutte sporche di sangue.
Una possibile spiegazione: Via San Francesco di Paola corrisponde al Vicus scelestus (Vicolo scellerato), di epoca romana. La tradizione racconta che in quel luogo la moglie di Tarquinio il Superbo, Tullia, vide riverso in terra il corpo del padre, Servio Tullio, appena ucciso dal marito e in segno di odio e disprezzo, non placa di essere stata l'istigatrice della sua morte, lo travolse anche con il suo carro, sporcando le ruote e le vesti del sangue paterno.

Fantasmi Romani (prima parte)

FANTASMI A ROMA















Costanza de Cupis

Costanza de Cupis, una nobildonna romana vissuta nel Seicento, era talmente fiera della perfezione delle sue mani da farsene  fare un calco che fu esposto nella vetrina del gessista, in via dei Serpenti. Un canonico, vedendolo, affermò che la mano originaria, se era di persona viva, correva il pericolo di essere mozzata. 
La frase venne presto riferita a Costanza, che da quel giorno visse nel terrore, finché, poco tempo dopo, mentre cuciva si punse con un ago che le procurò una ferita infetta e la mano dovette appunto essere amputata. Poco dopo la poveretta morì. Pare che nelle notti di plenilunio si veda il riflesso della mano bianca apparire ad una finestra o su uno degli specchi del palazzo De Cupis.
Qualcuno ha tentato di dare una spiegazione al “fenomeno” della mano di Costanza sostenendo che una statua della Fontana dei Quattro Fiumi e, precisamente, del Rio de la Plata, ha un braccio alzato che, in particolari condizioni di luce riflette la sua ombra sui vetri della casa della ricamatrice.
Sono stati fatti tutti i tentativi possibili per ricostruire il fenomeno, senza tuttavia ottenere alcun risultato: la casa di Costanza e la fontana del Bernini con le sue statue sono completamente fuori asse perché l’ombra della mano del Rio de la Plata possa proiettarsi sul vetro della finestra…

La Pimpaccia 

Se vi capitasse, in una notte di tempesta, di rimanere rinchiusi all’interno di Villa Doria Pamphilj, non meravigliatevi nel sentire d’un tratto un rumore assordante di ruote poiché, di sicuro è colpa della Pimpaccia, ossia di Olimpia Maidalchini, bellissima cognata del papa Innocenzo X, che esce dalla villa su un cocchio d'oro, trascinato da cavalli con occhi di fiamma, lasciandosi dietro una scia di fuoco Olimpia corre per le strade di Roma, finchè, forse stanca, sparisce  improvvisamente, all'altezza di Piazza Navona.
La Pimpaccia era cordialmente antipatica ai romani di tre secoli fa, che l'accusavano, tra l'altro, di essere l'amante del pontefice.
 
Lorenza Feliciani
Talvolta, soprattutto nelle sere autunnali, per i vicoli di Trastevere passa silenziosa una figura di donna, con il viso celato da un velo nero: si tratta di Lorenza Feliciani, la bella romana, moglie del famoso mago Giuseppe Balsamo, più noto come Conte di Cagliostro. 
Rasentando i muri, senza produrre alcun rumore, l'apparizione, di cui nessuno ha mai visto il volto, arriva sul ponte Garibaldi, lo attraversa e raggiunge Piazza di Spagna. Qui, nel luogo dove Cagliostro, accusato da lei stessa di stregoneria, fu arrestato, scompare in una chiazza d'ombra, mentre dal nulla escono una risata di scherno ed un macabro richiamo: "Lorenza!".

Mastro Titta

Vero nome Giambattista Bugatti, è stato il penultimo boia di Roma che, in 68 anni di carriera, tra il 1796 e il 1864, totalizzò ben 516 "servizi" tra suppliziati e giustiziati. Nessun altro boia in nessun altro paese e tempo lo ha mai uguagliato. Si dice che ami passeggiare, alle prime luci dell'alba, intabarrato nel manto scarlatto da "lavoro", nei luoghi dove ha eseguito le sentenze, ossia ai Cerchi (davanti la chiesa di S. Maria in Cosmedin), al Popolo (Piazza del Popolo) e, soprattutto, al Ponte (piazza di ponte S. Angelo), dove è possibile vederlo davanti un'antica abitazione sita all'angolo tra Via Paola e Lungotevere degli Altoviti. Si dice anche che, a volte, offra una presa di tabacco a chi ha la sventura di incontrarlo. Perché sventura? Vi basti sapere che la tabacchiera, come il manto sono entrambi conservati al Museo Criminologico di Via Giulia e che una presa di tabacco Mastro Titta la offriva ai condannati poco prima di essere giustiziati.

Anime del purgatorio
Sul Lungotevere Prati sorge una chiesetta neogotica consacrata al Sacro Cuore del Suffragio, che molti a Roma chiamano "il piccolo Duomo di Milano". 
Ospita un museo più unico che raro: il Museo delle anime del Purgatorio. Esso comprende stoffe, tavolette, libri, fotografie e alcune scritte in più lingue che illustrano gli oggetti e ne raccontano le storie. Fra la chiesa attuale e la casa dei religiosi esisteva un tempo una cappella dedicata alla madonna del Rosario, che fu danneggiata da un incendio scoppiato il 15 settembre 1897. 
Quando fu domato, su un lato dell'altare rimase l'immagine di un volto (tuttora visibile in una riproduzione fotografica), che venne subito identificato in quello di un'anima del purgatorio. Da questa apparizione nacque il piccolo museo, per merito del sacerdote Victor Jouet che, dall’accaduto, fu indotto a condurre studi sulle apparizioni delle anime del purgatorio in Italia ed in altri paesi.

ORBS

ORBS ovvero sfere di luce. 
 Sempre più spesso, su immagini fotografiche o su video, si osservano delle sfere leggere ed, all’apparenza, impalpabili che veleggiano, stazionano o, improvvisamente, cambiano direzione. Cosa sono? 
 I più scettici possono rispondere “Polvere”. 
 Ma perché questo fenomeno si verifica anche dove la polvere non dovrebbe esserci? E perché avviene sempre più spesso? 
Tra le varie teorie ne ho scelte due. 
La prima afferma che soprattutto ove siano concentrate sopra delle persone esse rappresentino i loro pensieri. Dunque, sono sfere di pensiero
La seconda ipotizza che siano sonde provenienti da altre dimensioni che hanno il compito di perlustrare la nostra e ciò avverrebbe sempre più spesso per l’aumentata labilità dei confini tra una dimensione e l’altra. 
Su alcune miei video (telecamere) ho notato spesso ORBS e nonostante anch’io creda nella polvere, confesso mi fanno impressione soprattutto quando, senza motivo ne alito di vento, modificano  repentinamente velocità e….rotta.

Radioestesia

Con il termine radioestesia si indica la capacità di trovare oggetti, acqua od altro con uno strumento: una bacchetta, in genere biforcuta, o un pendolo.
Non voglio assolutamente ammaliare gli increduli o dare lezioni su questo tema, non sono un esperta, però...fin dall'infanzia, tra altre mie strane "facoltà" che, volutamente non ho coltivato, c'era, e c'è ancora questa.
Non ho mai potuto tenere un filo in mano con un oggetto appeso perchè...si mette a girare. Per curiosità ho imparato a dare un significato al movimento: SI giro orario NO antiorario, FORSE oscillazioni a destra e a sinistra e poi...molto altro. Da ragazza mi piaceva controllare le affinità con le persone: mettevo vicine due foto (di solito un lui ed una lei) e aspettavo il responso. A volte il pendolo (io ne ho uno preferito con un gefetto) ruota vorticosamente fino ad arrivare quasi ad un asse orizzontale. Con il mio LUI ci ho azzeccato: dura da 40 anni, crederci? A voi la risposta.

Il segno del comando

Questo è il caso di un libro nato dopo lo sceneggiato televisivo che ha il suo stesso titolo. 

Il 16 maggio del 1971 su quella che ora chiamiamo Rai uno ed allora era il Programma nazionale, fu trasmessa la prima puntata del SEGNO DEL COMANDO con Ugo Pagliai e Carla Gravina quali protagonisti principali.
 Un mistero romano, colmo di apparizioni e suspance, che solo nel successivo libro, opera di Giuseppe D'Agata, trova qualche soluzione.

Scrittura automatica

Con questo, o con quelli di: scrittura medianica o scittura spiritca, la parapsicologia classifica il fenomeni della scrittura che avviene senza la consapevolezza di chi la esegue. Può accadere in stato di trance oppure,  coscientemente, ma senza alcuna cognizione di ciò che si sta scrivendo.
 
Chi ha la capacità di praticare la scrittura automatica traccia frasi, o anche semplicemente ghirigori non sempre comprensibili, con calligrafia non sua ma di chi, trapassato, tenta di mettersi, in quel modo, in contatto con il mondo dei viventi.
 
Non esistono tecniche vere e proprie per praticare la scrittura automatica, come avviene quasi sempre in questo tipo di “scienze” o di fenomeni è un dono naturale. A molti capita di avvertire un irrefrenabile impulso e di accorgersi che la penna gli si è incollata al palmo della mano,chiaro messaggio per dire: scrivi. Altri devono concentrarsi prima di vedere la propria mano cominciare lentamente a muoversi per poi partire in quarta e riempire in foglio intero di parole.
 
Esistono anche medium che dipingono sotto la volontà degli spiriti mentre in piena coscienza sono incapaci di disegnare.

ETIMOLOGIA

FANTASMA
 
Il vocabolo deriva dall’antico greco phantasma, a sua volta proveniente daphantaz, forma passiva di  phantazomai : "io appaio". Inizialmente aveva il significato di apparizione o megliio  manifestazione soprannaturale poi, con il tempo è diventato sinonimo di comparsa di un defunto, di un’entità proveniente dall’aldilà.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
POLTERGEIST
 
Deriva, invece dal tedesco Polter che significa: rumore, fracasso e Geist :fantasma. Nella nostra lingua potrebbe essere tradotto come: spettro chiassoso (e spesso burlone).              Una manifestazione associata ad un Poldergeist è di solito di tipo sonoro.
 

Fantasma

Normalmente riteniamo di poter classificare come fantasma la visione, più o meno reale (ovvero in grado di dimostrare tutte le sue caratteristiche oppure offuscata ed indefinibile) di ciò che un tempo era un essere umano. Vi sono state, però, numerossissime apparizioni di ex animali o addirittura di oggetti anche di notevoli dimensioni, ad esempio case, galeoni ecc. Ed allora? Sono proiezioni di un altro tempo? Di un altro mondo? O sono solo frutto della nostra mente?
 

Presenza

fantasma in bibliotecaL'ho incontrato a pagina 105 di: Qualche volta non se ne vanno.
Mi ricorda qualcuno...e a te?